Italicum: una legge a tripla mandata

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.

di Dario Fo

Questo monologo che vado a recitarvi è stato realizzato usando l’articolo apparso qualche settimana fa sul Fatto Quotidiano, ad opera di Silvia Truzzi, una giornalista di straordinario talento, io l’ho arrangiato in chiave tearale come mio solito, eccovelo! Spero che vi piaccia.

Diciamo la verità: i nostri governanti, dobbiamo ammetterlo, sono dei bugiardi patentati. Oggi propongono programmi, soluzioni che il giorno dopo sfacciatamente smentiscono, creano camarille indecenti, salvano banche usando i soldi di poveri cristi che sono stati bidonati con estorsioni vergognose ma, in compenso, in ogni momento dimostrano un senso del comico davvero esilarante.
Tanto per cominciare ci assicurano che un italicum non fa primavera.
“Stavamo scherzando” ribadiscono con lo sghignazzo: premier e ministri - con invidiabile disinvoltura e senza il solito appoggio di grandi giornali e commentatori – ci dicono all’improvviso che se ne può riparlare. Andiamo, nulla in questo mondo è definitivo.
L’italicum è una legge a tripla mandata: oggi va così, domani non si sa! Ieri hanno proposto una legge bomba, domani la bomba non c’è. Si scopre che era per finta, infatti bisogna ingoiarla subito sta bomba altrimenti scade, come lo yogurt che dopo tre giorni diventa acido da buttare.
Infatti, miei cari sudditi, pardon cittadini, la legge elettorale per la camera è indipendente dalla riforma del Senato e non è inserita nella Costituzione quindi si può cambiare quando ci pare con una norma del tutto ordinaria.
C’è qualche problema? Beh sì, ma giusto qualcuno... OPLAI! Come dicevano i latini: inte locus inturnabis... che significa: beccatevelo in quel posto e niente lamenti! Piaciuto? AHAHAHA!! Per carità, sono quisquiglie! L’italicum viene alla luce perché la Corte Costituzionale dichiara che il precedente sistema elettorale è incostituzionale, e chiamato dall’impareggiabile Calderoli “il porcellum”, cioè schifezza maialosa. In questo clima ci siamo pappati per tre legislature un Parlamento non di eletti ma di nominati, che in forma danzata si traduce in: io nomino senatore te, tu nomini deputato a me e poi insieme ne nominiamo alla camera altri tre... anzi trentatre! beh, che c’è?!? Sì è vero, tutto ciò altera gravemente i principi di rappresentanza e libertà nel voto e lo traduce in un atto del tutto illegale. Ma chi se ne frega!
Bien, la Corte dice: ad ogni buon conto il Parlamento sopravvive e con lui sopravvivono gli atti compiuti durante l’attuale legislatura, così come quelle precedenti... guarda che come legge questa è un incanto. Più l’analizzi più vomiti! Beh, che c’è, cos’è quel mugugno? Questo è sacrosanto principio di continuità dello Stato, che non si ferma nemmeno davanti alla morte... che forza lo stato! Ma chi l’ha detto? Non si sa, chi è stato è stato, ed è morta lì!

Ma la Corte fa anche capire che i tempi sono brevi, infatti si dovrebbe immeditatamente andare alle urne per ottenere un Parlamento pienamente legittimo.
Ne discende che il Parlamento stracolmo di nominati – gravato dal macigno della sentenza – è costretto, prendere o lasciare, a rimettere in piedi una nuova legge elettorale. Basta con sto porcellum, è tempo di ammazzare il maiale! E a sto punto ecco che ha inizio un feroce confronto parlamentare a base di strappi, tira e molla, inciuci col ciuccio e il risucchio, supercanguri e PATAPAM! Che c’è? Il premieri è arrivato a piedi giunti, ha sfondato il parlamento ed eccolo qui come un cataclisma. Fermi tutti! E’ la notte del 12 febbraio 2012, chi dorme? Mi fa ridere in confronto la strage della notte di San Bartolomeo con gli Ugonotti squarciati. Renzi si presenta a Montecitorio dove è in corso la discussione sulla legge elettorale. Maggioranza e opposizione si scontrano con violenza. Il dibattito ha inizio fra insulti e scazzottate: due deputati di SEL finiscono in infermeria.

Il Presidente irrompe – scrivono i giornali – per mandare un messaggio definitivo e indiscutibile. E’un nuovo exploit: o si vota la legge o tutti a casa. Mamma mia che mazzata! Ma è un ricatto, è come dire: “Se tu non fai come ti ordino io ti rovino, ti sbatto in mezzo ad una strada, ti tocca andare a lavorare finalmente e capirai cosa vuol dire arrangiarsi senza vitalizi, prebende e mazzette... oh stronzo! Pardon, m’è scappata. Ad ogni modo deputato avvisato, mezzo salvato. Inoltre con questa botta io ti tolgo anche la possibilità di maturare la pensione, giacché caro onorevole tu sei appena assunto e ti mancano ben 5 anni per raggiungere il diritto, coglione! Ma che fai, piangi? Ti disperi? Ti strappi i capelli? Come dice la canzone: c’est la vie mon chéri ia chi mont insiel com un angel e des otre i a qui tomb de bu dons le profund de la merd, pardon de la mer....”

Ohhh, finalmente la legge è passata ma diverrà attiva con estrema calma: entrerà in vigore solo dopo un anno e tre mesi, nel luglio del 2016, cioè adesso. Contenti? Perché così tardi? Intanto perché così è impossibile andare a votare prima e poi perché c’è da fare la riforma costituzionale chiesta a gran voce dal Presidente Napolitano. Napulitan... Tu si’ n’atra vota accà! Co lu bastone en mano, che sbatti accà e là e accombini nu sacc de enfametà. Napulitan pe’ favore, fatte en là!
Ma attenti a tutti, questa non è una riformetta o una riformina, ma una catastrofe che stravolge un terzo della carta del ’48, sempre a opera di un parlamento che guardacaso non discende dalla Luna ma da quel porcellum grasso e pulzulente. Così hanno sistemato bene bene la Camera e pure il Senato, CHE NON SARA’ PIU’ ELETTIVO. Naturalmente il giochino funziona solo se la riforma passerà indenne dal referendum, che continua ad essere a data ignota, circostanza che evidentemente viene data per scontata, con scarso rispetto per i cittadini cui spetta l’ultima parola. Ma cittadini, che vulite, anco’, già ve se lascia respirà dallu naso e dalla bocca. Quindi pe favore stateve boni!

Il 29 aprile 2015, una settimana prima del voto finale, per stare sicuro, se non sereno, il governo mette addirittura la fiducia sulla legge elettorale. Come d’abitudine del resto. Che forza sto esecutivo, in pochi anni sto gruppo di sant’ommini ha usato lo strumento della fiducia oltre cinquanta volte. Si fa presto a dire cinquanta ma provate a contarli: uno, due, tre, poi ce ne rimetto altri tre e poi senza respiro arrivo a ventitre ma non son contento e vado avanti fino a trenta... poi salgo a trentuno, due, quattro, sono a quaranta e so già morto de fatica... Dio come pesa sta fiducia! Così con la spada di Damocle della fiducia, anche l’italicum è legge. Ma le sorprese non sono finite.

Ora a poco più di un mese dall’entrata in vigore, all’improvviso i nostri governanti dichiarano di essere disposti a rivedere l’italicum, tutto in blocco... NOOOO... ma che meraviglia, che stupore inatteso!
Ma che accade, perché tutte ste manfrine: prima la minaccia del “morì ammazzato a tutti, andate a quel paese e imparate a faticare per campare!” E poi all’immediata ecco il dolce ripensamento del “si può fare. Guarda come sono democratico. Accetto anche di discutere e di lasciarvi parlare”.
Ma perché, che succede? Ahhhh, vi è arrivato addosso lo spavento! I sondaggi stanno dicendo che i “no” sono in gran vantaggio sui vostri “sì”. Quindi avete il sacrosanto terrore di poter perdere e di essere voi dell’esecutivo assoluto a dover far fagotto ed andarvene a casa spogliati e derelitti come barboni. Eccoli qua, impalliditi, che con un filo di voce rotta dalla raucedine, tentate di urlare: “E no, a costo di farci bastonare noi da sta pacchia non ci muoviamo. Il governo ce lo siamo guadagnati con fatica, trucchi e intrallazzi d’accordo, ma è roba nostra, anzi cosa nostra. Su sta barca ci siamo montati prima che ci salissero topi e scarafaggi. Non permetteremo che altri s’impossessino di questo timone e delle vele. Stiamo andando a picco? Issate i fiocchi, su con la randa. No, non ci spaventate, noi sapremo governare sto vascello derelitto come abbiamo sempre fatto... GLU GLU. Ma questi buchi nello scafo chi li ha fatti? Noi?!? Ah sì? GLU GLU... Una scialuppa per favore, calate una scialuppa di salvataggio! Non c’è? Come non C’è?!?! L’abbiamo venduta? GLU GLU....La ciurma, per favore, aiuto! Neanche la ciurma? Non c’è, è in sciopero? GLU GLU... GLU GLU.... GLU GLU.... Ecco una barca di salvataggio già calata, presto scendiamo! Ecco qui i remi, distribuite, ci siamo? Ecco qui, remare... uno, due GLU GLU tutti insieme, remare! Ma chi ce lo fa fare di far fatica e di remare. Un due tre GLU GLU... si va sotto per Dio, rema! E chi ce lo fa fare, di andare a picco e di remare... rema! GLU GLU GLU GLU GLU GLU...annegoooooo!!!!!

Commenti

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  • crocolcom 1 anno fa
    Occhio che ''mantello di sabbia'' è quella lurida di marina. esse., piddina con stipendio da sempre, che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, insinua e pretende dagli altri quello che non ha il coraggio di chiedere a chi gli passa lo stipendio sta ruffiana schifosa vecchia. aaaah schifosaaa!
    • rub is (fu rubis robb) Utente certificato 1 anno fa
      "che non ha mai lavorato un giorno in vita sua" Quimdi come Di Maio e Di Battista
    • crocolcom 1 anno fa
      Guercia, ruffiana, vecchia e semicattolica come quell'altro tumore sifilitico della Oppo (Oppo di nome, Maria Novella di cognome). Brrrrr, Vai affanculo.
    • rub is (fu rubis robb) Utente certificato 1 anno fa mostra
      Che non ha mai lavorato un giorno nella sua vita... ah come Di Maio e Di Battista
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