Il funzionario Grasso

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"Grasso è un “fascista” come afferma un senatore della Lega?
No, più semplicemente è un grigio funzionario governativo incaricato di fare del regolamento stracci per la polvere. Un qualsiasi Oblomov (il personaggio di Gončaròv) dimessosi dal suo posto di funzionario per timore del rimprovero del suo capoufficio a causa di un piccolo errore commesso. Però molto più disinvolto del suo omologo letterario, grigio sino ad un certo punto, perché più lesto nel servire il suo zar per fas et nefas. Il regolamento del Senato non è un prodigio di chiarezza, ma su alcuni punti è inequivocabile, ad esempio, quando parla di voto segreto (art 113 comma 4) dice, senza possibilità di errore che, quando ne facciano richiesta venti senatori, “sono effettuate a scrutinio segreto le deliberazioni relative alle norme sulle minoranze linguistiche di cui all’articolo 6 della Costituzione” oltre che quelle “che attengono ai rapporti civili ed etico-sociali di cui agli articoli 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 24, 25, 26, 27, 29, 30, 31 e 32” della Costituzione.
La senatrice De Petris (Sel) aveva presentato un emendamento per il quale le Camere (si badi, non solo il Senato, ma entrambi i rami del Parlamento) sono elettivi “garantendo la rappresentanza delle minoranze linguistiche”, dunque, non c’era possibilità di dubbio sul fatto che occorresse votare a scrutinio segreto. Ma era chiaro che, in questo caso, l’emendamento sarebbe passato e la riforma di Renzi sarebbe andata a farsi “catafottere”, come dice Camilleri. Allora cosa si inventa il Pd? Votiamo l’emendamento per parti separate, così la prima parte (“le Camere sono elettive”), che è quella pericolosa e dove non si parla di minoranze linguistiche, la votiamo a scrutinio palese e l’altra la votiamo a scrutinio segreto, tanto non vale niente. Solo che, in materia di votazioni separate (art 102 comma 5) il regolamento del Senato stabilisce che “Quando il testo da mettere ai voti contenga più disposizioni o si riferisca a più soggetti od oggetti o sia comunque suscettibile di essere distinto in più parti aventi ciascuna un proprio significato logico ed un valore normativo, è ammessa la votazione per parti separate.” E , se la prima parte dell’emendamento era logicamente compiuta in sé, la seconda non lo era affatto, perché non c’è nemmeno il soggetto: “garantendo la rappresentanza delle minoranze linguistiche” cha cavolo significa? Chi deve garantire questa rappresentanza? In che ambito, nei tornei di scopone? Tipico esempio di gerundio pendens che è uno dei segni inconfondibili dell’alfabetizzato recente. A questo punto il prode Presidente si inventa che, nel caso fosse passata la seconda parte dell’emendamento senza la prima, poi avrebbe provveduto lui ad aggiustare la cosa in sede di coordinamento finale, ma, appunto, il regolamento del Senato attribuisce al Presidente solo poteri di intervento formale (ad esempio un cattivo coordinamento della consecutio temporum per l’approvazione di diversi emendamenti), non poteri di intervento sostanziale, come inventarsi a cosa appiccicare quell’incomprensibile “garantendo”, per il quale occorrerebbe trovare un soggetto ed un cointesto logico che mancano del tutto.
Ma il Presidente non è uomo da scoraggiarsi per così poco e mette in votazione (ovviamente pubblica) lo “spacchettamento” dell’emendamento. A quel punto, la senatrice De Petris, prima riformula il suo emendamento per legare ancora più strettamente il carattere elettivo del Senato alla garanzia per le minoranze linguistiche, poi, visto che la solfa non cambia e prevedendo le mosse successive, ritira il suo emendamento per trasformarlo in ordine del giorno. Perché? Semplice: perché l’emendamento sarebbe stato bocciato, dopo di che, “qualcuno” avrebbe fatto il passo successivo, quello del “canguro”, per il quale, una volta bocciato un emendamento, si accorpano tutti quelli simili o anche solo analoghi e si fanno decadere. Invece, questo non accade se viene respinto un ordine del giorno. E che l’intento sia esattamente quello di “tagliare corto” lo dimostra il fatto che un senatore del Pd fa suo l’emendamento per metterlo in votazione, cosa di dubbia correttezza, visto che si immagina che il proponente voti a favore dell’ emendamento che presenta, mentre era evidente che lo stesso proponente avrebbe votato contro. E così si arriva a votare. Solo che, nella fretta di arraffare il risultato, il Presidente non chiarisce neppure se si stia votando sulla prima o seconda stesura dell’emendamento, che comunque viene respinto. Una tecnica di direzione del dibattito che potremmo definire “a mucchio, e che forse è in vigore nelle bande di sequestratori barbaricini. Ed il passo successivo arriva puntuale: il salto del canguro, per il quale decadono di colpo 1400 emendamenti. Ma, come, il “canguro” non per una legge ordinaria ma per una riforma costituzionale? Ma quanto siete pedanti! Leggi ordinarie, costituzionali, ordinanze comunali, regolamenti di condominio, che differenza c’è? Tutto uguale e tutto fa brodo!
Il meglio si sé l’intrepido presidente lo dà nel giorno successivo con l’emendamento Candiani. La giornata era iniziata male: nell’unico voto segreto concesso, il governo è andato immediatamente sotto e l’emendamento (che attribuisce anche leggi di valore etico al Senato) è approvato. Lo vedete che Renzi ha ragione di temere che, in una votazione vera, la sua riforma non passa neanche se si spara? Per di più, l’emendamento Candiani è una brutta bestia: prevede il dimezzamento dei deputati. In sé la cosa è perfettamente logica: se il numero dei senatori è stato ridotto a meno di un terzo, è, necessario ridurre anche il numero dei deputati per mantenere un minimo di proporzione fra i due rami del Parlamento, diversamente, una maggioranza di deputati di 354 (come quella prevista dell’Italicum), con soli 9 voti di senatori si prende Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale. Poi, non abbiamo detto che la riforma del Senato la facciamo per risparmiare soldi? Ed allora dimezzando i deputati ne risparmiamo anche di più. Mi sembra tutto perfettamente logico, solo che con un emendamento del genere, i deputati non approverebbero mai la riforma e la guerriglia vietcong che stiamo vedendo al Senato si trasferirebbe alla Camera. Dunque, la cosa va stroncata immantinente. Anche qui ci sarebbe un problemino di possibile votazione segreta: non ne parliamo! Che problema c’è? Abbiamo fatto trenta e facciamo trentuno: per fare presto, il disinvolto Presidente non dà nemmeno la parola a Candiani prima della votazione (come il regolamento vorrebbe) e l’emendamento è respinto come è nei giusti desiderata del governo. Le opposizioni insorgono (ma vedete quanto tempo fanno perdere!) chiedendo l’annullamento della votazione sull’emendamento Candiani e si arriva ai limiti della rissa, di fronte alla quale il valente capo del Senato –forse pensando di essere ancora un pm- evoca l’intervento della polizia. Poi si correggerà. Sarà…
La storia non è ancora finita e ne vedremo ancora chissà quante, ma già si presta ad una serie di riflessioni. In primo luogo: se il presidente di una società per azioni gestisse così una assemblea avrebbe ottime probabilità di finire in galera, per il Senato questo non vale. Fanno bene a tenersi l’immunità...
In secondo luogo: il Pd non trova che Grasso sia abbastanza duro con le opposizioni. Male: avrebbero dovuto scegliere come Presidente qualche altro, ad esempio uno che non si fa scrupolo di pestare una sua collega e vantarsi: “non sei la prima donna che picchio”. Un modo come un altro per realizzare la “Parità di genere”. Uno così esprime bene il livello di civiltà politica del Pd e saprebbe fare quello che si chiede ad un Presidente a modo.
In terzo luogo: certo i senatori che hanno bisogno del voto segreto per esprimere il loro dissenso non sono particolarmente coraggiosi, sì, ma da un Parlamento di nominati che vi aspettate? Infine: ma vi rendete conto che uno con questo rispetto delle norme, oltre che essere Presidente del Senato, è stato Capo della Procura Nazionale Antimafia?!"
Aldo Giannuli

Commenti

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  • paolo ballerio 3 anni fa mostra
    5stelle, la smettiamo di fare cagnara e urlare lamentazioni contro tutto e tutti e ci mettiamo a fare politica? Che significa prendere atto dei rapporti di forza tra le forze in campo, mettere in gioco le proprie idee e interessi senza demonizzare l'avversario, ma presumendo che le sue ragioni siano valide almeno quanto le tue... Il governo e la maggioranza vogliono superare il bicameralismo perfetto: è di per sè una cosa antidemocratica? Stiamo scherzando? Si è d'accordo su questa idea?: lavoriamo per migliolarla, non per bloccarla. Non si è d'accordo?: lavoriamo per bloccarla, forse ci riusciremo, forse no, ma non è comunque un'attentato alla democrazia. Ci sarà comunque un referendum, senza cui le riforme costituzionali non passano. Abbiamo paura di come si esprimerebbero gli italiani? Boh...
    • Gian A Utente certificato 3 anni fa mostra
      E quindi cosa propone di fare? In concreto.
    • Zampano . Utente certificato 3 anni fa mostra
      IL PUNTO E' CHE PUOI TRATTARE CON LA GENTE ONESTA, NON CON DEI DELINQUENTI...
  • Lalla M. Utente certificato 3 anni fa
    Aggiornamento di stato Di Luigi Di Maio Io non riuscirei a presiedere un'Aula vuota per metà. Sarebbe dovere del Presidente sospendere la seduta e mediare con le opposizioni. Io l'ho fatto l'anno scorso quando Sel (che non stimo assolutamente come forza politica) ha abbandonato l'Aula per offese sessiste. Fermai la seduta e dissi che non l'avrei ripresa fino al loro rientro. A quel punto fu la stessa maggioranza (che aveva interesse a riprendere) a mediare con l'opposizione. Il silenzio assordante di Grasso alla mia lettera di ieri è eloquente: il suo comportamento è cambiato dopo l'incontro con Napolitano, riconosco il suo stile. Presidente Grasso ripensaci. Un Presidente può fare molto.
    • marina s. 3 anni fa
      Infatti, la maggioranza prima e lo stesso Grasso poi, hanno invitato l'opposizione a rientrare in Aula.
    • fyuyfk 3 anni fa mostra
      "Io non riuscirei a presiedere un'Aula vuota per metà." Lascia perdere Di Maio che hai fatto anche di peggio.
  • roberto m. Utente certificato 3 anni fa
    Voglio (volutamente) essere scurrile e maleducato al massimo. Di Grasso, di Renzi, di quei figli di puttana di parlamentari che hanno sostenuto Montinon me ne frega un cazzo, anzi, una minchia! Se fossimo nel medioevo li impalerei come fece Vlad l'impalatore!!! (hanno mandato a morte i cittadini, uno si è suicidato anche oggi, ridotto in povertà milioni di famiglie e vanificato i già diritti acquisiti di milioni di futuri pensionati, per cui a morte per impalamento affinché debbano soffrire le pene dell'inferno che non esiste!). Delle riforme in atto non me ne frega un cazzo, minchia, e ci sborro anche sopra! Le uniche riforme sono quelle volte al rilancio dell'economia e mettere soldi in tasca ai cittadini, unitamente l'annullamento della riforma del lavoro-pensione, voluta dai figli di puttana, farabutti, filibustieri, delinquenti, cornuti, sopra citati. Il resto sono tutte cagate!
    • vincenzodigiorgio digiorgio Utente certificato 3 anni fa
      Soffice e delicato , ma hai reso l'idea !
    • Roberto C. Utente certificato 3 anni fa
      A me il tuo commento e' piaciuto. Ormai bisogna spiegarsi bene... Il politichese ha rotto il cazzo.
    • pugni al vento 3 anni fa mostra
      bla bla bla tanto stanno lì a magna e beve M5S compresi.
  • marina s. 3 anni fa
    Sel, M5S e Lega rientrano in Aula.
    • sddkl 3 anni fa mostra
      Fine pausa pranzo. Via ai rutti digestivi ben pagati.
  • TrollchesussurraigrulliMN 3 anni fa mostra
    PAPERONI 5 STELLE QUANTO HANNO GUADAGNATO I PARLAMENTARI GRILLINI Fino al 28 luglio sono 27 su 144 i parlamentari (40 senatori e 104 deputati) del Movimento 5 Stelle che hanno pubblicato sui siti delle relative Camere di appartenenza le dichiarazioni dei redditi relative all’anno 1013. Tra costoro, sette sono passati da una dichiarazione dei redditi a zero euro per l’anno 2012 agli oltre 70mila euro guadagnati come politici nel primo anno di legislatura. Dalla lettura dei dati resi pubblici fino ad oggi emerge che il grillino più ricco è il senatore Luigi Gaetti che nel 2012 aveva un reddito di circa 108 mila euro e che nel suo primo anno da senatore è arrivato a circa 113 mila euro. Segue la senatrice Paola Taverna che è passata dai 16413 euro del 2012 agli 88209 euro del primo anno a Palazzo Madama. http://matteoderrico.blogspot.it/2014/07/quanto-hanno-guadagnato-i-parlamentari.html
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