La svendita della mobilità pubblica

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.


di Marco Piazza, consigliere comunale M5S Bologna

"La mobilità pubblica sostenibile è la sfida del futuro. I politici lo ripetono continuamente e tutti ne sono convinti, ma in pochi sanno che nella pratica il Governo, tramite Finmeccanica (il "braccio industriale" sul territorio del Ministero dell’Economia) ha venduto nel 2014 il settore dei trasporti per concentrarsi su altro come armamenti e tecnologie spaziali.
Il M5S ha cercato di fermare questa follia. A Bologna abbiamo proposto e fatto approvare numerosi atti per cercare di coordinare le strategie di acquisto delle aziende dei trasporti del territorio, con tecnologie e sviluppi italiani.
Purtroppo il Governo con Finmeccanica non ha modificato i suoi piani e oggi Bologna e Flumeri (Avellino), i due ultimi grandi stabilimenti italiani dove si producono, progettano, e inventano autobus e sistemi di trasporto pubblico si chiamano oggi Industria Italiana Autobus e sono stati affidati ad un privato che era in precedenza concessionario per l’Italia di autobus cinesi (King Long).
Avremmo preferito che un asset così rilevante per il futuro della mobilità sostenibile fosse rimasto saldamente in mano pubblica e messo in sinergia con università e centri di ricerca come l’ENEA: avevamo la possibilità di rivoluzionare il trasporto pubblico mondiale.
Invece oggi abbiamo un piano industriale che stenta a decollare e continua a non convincerci. Lo stabilimento di Flumeri è ancora inattivo con 300 dipendenti affidati agli ammortizzatori sociali.
Soldi pubblici usati per tenere fermi lavoratori. Soldi che avrebbero potuto essere meglio investiti per il rilancio della produzione.
A Bologna continua l’emorragia di dipendenti dell’immenso stabilimento ormai semideserto che occupava 1000 persone a inizio anni 90. Nel 2011 erano scesi a 400, e oggi sono sotto i 200.
Gli ultimi accordi che la nuova proprietà ha stretto con i Turchi prevedono che una gran parte della produzione sia svolta in Turchia.
Siamo molto preoccupati sia per i lavoratori di queste importanti e storiche aziende, che per il disimpegno pubblico da un settore imprescindibile per affrontare seriamente le politiche ambientali ed energetiche legate alla mobilità sostenibile. Settore in cui avremmo potuto eccellere."

Commenti

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  • Giuseppe N. 1 anno fa
    È una vergogna.
  • leopoldo cerantola 1 anno fa
    Buonasera, ho lavorato nel settore autobus per decenni,ho visto scomparire una dopo l'altra fior di carrozzerie,ad onor del vero i vettori peccavano di esterofilia e preferivano prodotti d' oltre confine,complice fiat,poi iveco che non erano molto presenti come assistentenza in Europa.Che dire,come in tanti altri settori non c' è stata lungimiranza imprenditoriale,ma questo è pretendere troppo in un paese in cui la meritocrazia è un' opzione!!!
  • Adolfo Treggiari Utente certificato 1 anno fa
    Ci tocchera' comprare autobus cinesi, che comunque sono ecologici e di alta tecnologia. Circolano, ad esempio, a Shangai.
  • Pasquale GRAZIOSI 1 anno fa
    Conosco molto bene il settore. Titolare di società che per oltre 10 anni ha fornito attività di ingegneria per la progettazione di autobus, con affiancamento per la produzione. Da oltre 8 anni progetta e realizza elementi di carrozzeria. È innegabile che il settore dipenda in larga misura da finanziamenti pubblici, essendo Regioni e Comuni i principali Clienti. Ma è altrettanto innegabile che le possibilità di vendita degli autobus dipendono dalla qualità dei mezzi, figlia di ricerca ed innovazione tecnologica. Entrambe largamente trascurate dagli operatori del settore. L'innovazione tecnologica, sviluppata di concerto con il mondo della subfornitura, avrebbe anche consentito di ridurre il costo di produzione, Costo elevato connessa a modelli "datati" rappresentano il principale motivo per cui il prodotto "bus" trova difficoltà di collocamento sui mercati nazionali ed internazionali.
  • il campagnolo 1 anno fa
    Conosco bene il settore e posso confermare quanto segue: - l'eccesso di capacità produttiva Finmeccanica (almeno il 50-60%) vien da molto, molto lontano. E' costato già centinaia di milio di euro, probabilmente miliardi al contribuente italiano. - Finmeccanica è riuscita a vendere a Hitachi il settore ferroviario nel 2015 dopo miliardi e miliardi di perdite e dopo che l' eccesso di capacità finmeccanica ha distrutto in 10-20 anni tutta l'industria privata, oggi chiusa al 100%!. - Questa situazione è figlia del solito costume italiano di non affrontare i problemi di petto. Per evitare problemi occupazionali negli anni '90 prima Breda, poi Finmeccanica hanno letteralmente distrutto sia il settore autobus che ferroviario (treni e metro etramvie). - il brilalnte risultato di decenni di non gestione del problema fa si che oggi si comprano treni solo stranieri, bel capolavoro!
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