Passaparola: Il gioco sporco della Cina, di Bernard O’ Connor

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.


L’Europa è a un bivio. Entro dicembre deve prendere una decisione che potrebbe cambiare il volto della sua economia: riconoscere o no alla Cina lo status di economia di mercato. Se così fosse cadrebbero automaticamente tutti i dazi doganali oggi in vigore che servono a proteggere le imprese europee dalla concorrenza sleale dei prodotti Made in China. L’Olanda, presidente di turno del Consiglio europeo, spinge per un riconoscimento, la Commissione europea prende tempo, mentre al Parlamento europeo, grazie alla regia del Movimento 5 Stelle e del portavoce David Borrelli, prende forma una maggioranza trasversale che inizia ad annusare la truffa. Bernard O’ Connor, avvocato esperto in commercio internazionale, svela in questa intervista il gioco sporco della Cina.

Blog: La Cina nel MES. Cosa cambierebbe per l’economia europea?
O’ Connor: L’importanza di questa decisione risiede soprattutto nella concorrenza sleale praticata dalla Cina. In Europa abbiamo oggi degli strumenti per difenderci. La concorrenza sleale è fatta di dumping e sussidi. Se concediamo alla Cina lo status di economia di mercato, quando ancora non lo è, si indeboliscono pesantemente gli strumenti in mano all’Europa per contrastare la concorrenza sleale. Se vogliamo mantenere una economia sociale mercato - il sistema europeo in cui lavoro e ambiente hanno un valore - dobbiamo difenderci dalla concorrenza sleale.

Blog: La Cina manipola il mercato europeo. Come?
O’ Connor: Abbiamo un esempio recente che lo dimostra. Si tratta dei prodotti costruiti con i cosiddetti “rare earth”, quei materiali che si utilizzano per costruire gli iPhone, gli smartphone o i computer. Non è facile reperirli perché sono pregiati ma sono molto importanti per la costruzione di questi strumenti moderni. La Cina ha fatto una politica di dumping, perché ha un grande bacino di questi “rare earth”. L’esito di questo dumping è stato che tutti i produttori australiani, americani e sudamericani sono falliti. A questo punto, la Cina aveva in mano il monopolio della produzione di questi minerali e ha chiuso il mercato cinese impedendo l’esportazione di questi prodotti. Questo è esempio di come funziona la concorrenza sleale cinese: si fa il dumping, si fanno fallire i concorrenti e poi quando la Cina prende il monopolio e si chiude per controllare chi avrà accesso a questi prodotti, che sono essenziali per la vita moderna basata sulla tecnologia.

Blog: Come si comportano gli altri Paesi?
O’ Connor: L’Australia, che è un importante produttore di materie prime, voleva l’accesso al mercato cinese e allora ha sottoscritto un accordo bilaterale. Per facilitare i negoziati di questo accordo, l’Australia ha concesso lo status di economia di mercato alla Cina. All’inizio tutto questo ha funzionato perché l’Australia è stata la prima nazione ad avere un accordo con la Cina, ma adesso tutti i settori in concorrenza con i prodotti mandati dalla Cina in regime di dumping soffrono. Gli strumenti di difesa non funzionano più. Ci sono delle statistiche che lo dimostrano: il numero di cause legali è diminuito del 50%, i dazi sono diminuiti dell’80%, la maggior parte delle denunce fatte dall’industria australiana non sono andate a buon fine. Il sistema non funziona più. In Canada, invece, la situazione è più complicata, perché qualche anno fa ha battuto tutti sul tempo e ha concesso alla Cina lo status. Poi, però il governo ha capito che aveva sbagliato e ha cambiato posizione ritirando la propria decisione.

Blog: Si può affermare che la Cina sfrutta il mercato nero a proprio vantaggio?
O’ Connor: Sì. La politica cinese è una politica di controllo del mercato. Non è un mercato libero come quello europeo. Il suo sistema economico è tutto mirato all’esportazione, alla regolamentazione del commercio con l’estero, dei dazi, dei rimborsi della tassazione prima e dopo l’esportazione, tutto è costruito sul dumping. In Cina mettono dazi per fare girare le esportazioni verso un mercato, poi cambiano per andare su un altro. Questo metodo è figlio di un sistema cinese che è mirato a premiare l’esportazione.

Blog: L’Europa deve reagire. Come?
O’ Connor: Se vogliamo difendere questo sistema dobbiamo fare pressione, parlare con tutti, educare, fare pressione politica per la difesa dei valori europei. Quindi vi chiedo di fare Passaparola.

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