Università e baroni: ecco come avvengono certe selezioni

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.

Appuntamento giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 al Museo del Patrimonio Industriale, sala auditorium, via Della Beverara 123, Bologna, per la presentazione del Programma Università del MoVimento 5 Stelle. Partecipano Michela Montevecchi, Gianluca Vacca, Francesco D’Uva, Luigi Gallo e Alessandro Di Battista.

di Pierpaolo Sileri

Sono chirurgo ricercatore e professore aggregato Roma Tor Vergata dal 2008. Nel 2015 è stato fatto un concorso presso il nostro Dipartimento, per passare di ruolo a professore associato. Questo concorso è stato fatto senza un bando, praticamente con una preassegnazione verso un vincitore indicato. Per questa ragione abbiamo proposto, perché c'è un mio collega Giuliano Gruner in un'altra branca quella del diritto amministrativo, che si trovava nella stessa condizione e abbiamo presentato due separati ricorsi al TAR.

Il mio ricorso al TAR è stato vinto e dopo la vittoria sono iniziati diversi problemi nell'ambito dell'università e anche nel ambito dell’ospedale dove lavoro. Con varie minacce hanno cercato di bloccare la mia carriera in tutte le maniere, questo mi ha portato a fare denunce sia amministrative che penali. Quelle penali sono procedute molto velocemente perché i magistrati hanno immediatamente intuito quello che accadeva, dopo gli avvisi di garanzia per il nostro Rettore, professor Novelli genetista di fama nazionale e internazionale, è arrivata una richiesta di rinvio a giudizio per istigazione alla corruzione e tentata concussione.

Al di là delle conseguenze penali in questi di questi atti, il vero problema è il meccanismo con il quale vengono fatte le chiamate all'università. E’ un meccanismo probabilmente in molti casi, non voglio dire tutti i casi, perché immagino ci siano realtà diverse in Italia e non come la nostra, di tipo baronale in cui viene scelto un successore in base a favoritismi, logiche di potere.

Chi ne è fuori da queste logiche di potere avrà un accesso limitato o nullo, Questo fa si che nell'università invece di avere un qualcosa di meritocratico, nel tempo si arrivi a qualcosa di mediocratico, cioè il livello culturale si abbassa, il livello di insegnamento si abbassa, i risultati dell’intera università si abbassano, la gente fugge via. Qualcuno fugge localmente, qualcuno all'estero. Ecco che abbiamo la fuga dei cervelli. Che finché sono cervelli di 45 anni come me, francamente poco male, perché in fin dei conti abbiamo ancora venti di professione prima di andare in pensione. Il vero problema è per i ragazzi di 25 anni, quei poveri ragazzi che fanno tutto il percorso universitario e si trovano a 25 anni senza reali opportunità. Spesso sfruttati e sottopagati e alla fine inevitabilmente qualcuno cede al sistema e cade, qualcuno lascia e qualcuno abbandona l’Italia.

Ecco questo è qualcosa che non deve avvenire, ancor peggio in Medicina e Chirurgia quello che fugge è uno specializzato. Cioè fugge quando ha raggiunto i 31, 32 anni, dopo che lo Stato ha investito fondi per la sua formazione. Cioè stiamo parlando di 25mila, 30mila euro all'anno, perché la specializzazione è pagata dallo Stato, quindi in cinque anni sono 130mila euro che lo Stato butta. Ricercatori che fuggono all’estero dove portano conoscenza, innovazione, e poi le altre Nazioni si fregiano dei nostri studiosi e dei loro risultati.

Credo che questo sia il danno maggiore, un danno ancora più evidente quando un rettore di un’università importante, un rettore che è uno scienziato, una persona che ha fatto e fa ricerca che minaccia delle persone, dei professori.

E’ questo il vero punto, non è il problema penale che verrà dimostrato io immagino, ma la di là di questo il problema che qualcuno sopra di te utilizza la propria forza il proprio potere per soffocare chi è sotto. Ci sono registrazioni impressionanti di minacce in merito. Se io prendo una persona e la maltratto e la minaccio che gli rovino la carriera è qualcosa che non deve essere fatto.

A me è stato detto di andare via,
ed io ho fatto un concorso in un’altra sede. Oggi leggo dai giornali che fui bloccato in quel concorso, una sorta di persecuzione, in un’altra sede. Ho presentato un esposto anche per questo caso.

Quello che ho vissuto io, che ha vissuto Giuliano Gruner e tanti altri come noi che ci siamo organizzati in un’associazione Trasparenza e Merito, è una situazione abbastanza diffusa su tutto il territorio nazionale, da nord a sud.

La ministra Fedeli che abbiamo incontrato ha cercato almeno a parole e spero anche con i fatti, stiamo aspettando ancora un segno deciso, un cambiamento di rotta, di indicare una strada affinché vi siano concorsi più trasparenti, concorsi accessibili a tutti quelli che ne hanno diritto.

Chi si avvantaggia di tutto questo? Il popolo chiaramente, pensate ad un medico che arriva al tavolo operatorio che ha meriti veri e che è arrivato lì solo per il suo lavoro e non perché ha portato una borsa a qualcuno. E’ una selezione naturale, sono passaggi fondamentali ma si parla sempre delle stesse cose. Avevo 18 anni quando sono entrato all’università e se ne parlava, oggi a 45 anni è sempre la stessa situazione.

Forse è ora che venga data una scossa per cambiare. Questo deve partire dal Governo, che se non fa nulla tra 5 anni ne parleremo ancora. E’ il momento di dare una svolta ora, la ministra Fedeli ci ha garantito che avrebbe fatto una dichiarazione, una dichiarazione che ancora non abbiamo visto. E’ evidente che una dichiarazione di un ministro, del Presidente del Consiglio, di un membro del Governo è una dichiarazione che può dare indirizzo, può anche far paura a chi è un barone a chi usa il potere in questa maniera e alla stessa maniera dare coraggio a chi vuole denunciare, a chi non ha i mezzi economici per portare avanti queste denunce, perché sarebbe il segnale che il Governo è con loro. E’ ora di cambiare il sistema.

Commenti

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  • undefined 11 ore fa
    Ragazzi ma almeno leggete una volta quello che pubblicate! Nell' articolo la grammatica e la sintassi non sono degne ne di un ricercatore universitario ne di un blog così importante...
  • Zampano . Utente certificato ieri
    Qua il problema pare sia "solo" quello dei docenti e dei baroni. Il problema è anche quello di chi studia e di chi non ha i fondi per frequentare scuole e università, spesso figli di pensionati e disoccupati. Giovani che hanno diritto allo studio, un diritto che è riconosciuto sulla carta costituzionale ma non nei fatti, perchè lo Stato italiano tassa e tartassa tutti, pure i nullatenenti o i figli di famiglie numerose che a stento sopravvivono. A Cuba lo studio è a carico dello Stato; il britannico Corbyn ha proposto la medesima cosa in Gran Bretagna, mentre Sanders l'ha fatto in America. L'Italia lo fa con Grasso (ma la sua è solo propaganda recente, visto che era nel PD e non ha proposto nulla), ma sarebbe favoloso se lo realizzasse il M5S. Diritti costituzionali riconosciuti e per tutti, dall'asilo all'università a carico dello Stato.
    • Zampano . Utente certificato 9 ore fa
      Cara Marta negli anni '60 era ancora tenuta in alta considerazione la dichiarazione universale dei diritti umani, composta qualche decennio prima. Quasi contemporaneamente il nostro Paese recepiva e inseriva il diritto allo studio nella sua Costituzione, garantendo al popolo, almeno per iscritto, gli strumenti necessari per superare eventuali ostacoli di tipo economico-sociale. Io vorrei che la Repubblica rispettasse da cima a fondo tale diritto fondamentale, che lo rendesse pratico, soprattutto che consentisse a tutti lo studio gratuito (o tassa minima, accessibile anche a disoccupati, figli di famiglie numerose, di cassintegrati etc) così come avviene anche in altri Paesi cosidetti civili. Se poi uno ha le possibilità, cioè ha il portafoglio gonfio e preferisce altro sistema, può sempre rifugiiarsi nelle strutture private, che anche all'estero abbondano. Il pubblico però dev'essere tale e destinato alla massa, perchè oggi lo studio per i nostri figli /nipoti è diventato un lusso e lo Stato, che non si preoccupa di controllare gli sprechi delle varie amministrazioni, i soldi per rendere possibile ciò li ha. Saluti.
    • marta ieri
      Zampano, noi abbiamo avuto l'istruzione pagata dallo Stato, l'Università, negli anni sessanta e settanta, costava niente. Poi è arrivato il Sessantotto, il Post 68, la protesta studentesca che voleva l'abolizione dei baroni e il diciotto politico. Sappiamo come è finita. Io so che quando qualcosa è gratuito quel qualcosa non trova nella gente quella considerazione che merita, non voglio dire che non ha valore, ma quasi.
  • Dani Cap ieri
    capisco che per prassi si debbano rispettare certi riti ma davvero come possa una persona come la SIg.ra Fedeli (scelgo io chi chiamare Onorevole) comprendere i molteplici effetti negativi su tutto il paese di questo meccanismo mi è davvero difficile da capire Una persona che è a capo del ministero dell'istruzione che ha credo la 3° media che non ha quindi neanche un'idea delle dinamiche del mondo universitario e forse quindi neanche liceale, dinamiche che già come studente si avvertono in maniera palese, non può apportare nulla a questo mondo....e che di sicuro non può fornire risposte e prese di posizione univoche e forti essendo oltretutto probabilmente poco libera di decidere in autonomia..
  • Filippo Neri ieri
    Il link nell'associazione Trasparenza e Merito citata nell'intervista e' http://www.trasparenzaemerito.org. Aggiungo per completezza di informazione. Grazie, Filippo Neri socio fondatore dell'Associazione Trasparenza e Merito. L'Universita' che vogliamo http://www.trasparenzaemerito.org
    • Zampano . Utente certificato ieri
      "L'università che vogliamo"? Forse dovrebbe cambiare slogan in "l'università che noi docenti vogliamo", perchè mi pare che il problema non riguardi gli studenti. I problemi di questi ultimi infatti riguardano soprattutto quei diritti fondamentali che la Costituzione garantisce ma che lo Stato ignora...
  • Fabio T ieri
    ...e è anche per questo che come medico voterò il M5S.
  • Fabio T ieri
    Come Medico, che lavora da alcuni anni in Francia, concordo con il Dr Sileri che ha descritto una situazione reale e estremamente inquietante per il futuro del nostro paese. I concorsi dovrebbero svolgersi solo a Roma da commissioni indipendenti selezionate col metodo del sorteggio. Qui in Francia per essere assunti in un ospedale pubblico si deve superare il concorso a Parigi. Questo evita le ineterdizioni o raccomandazioni di baronie a livello locale, vero cancro della meritocrazia.
    • Zampano . Utente certificato ieri
      Caro Fabio ma Lei dimentica il nepotismo tenuto in alta considerazione pure da Sarkozy? Mi creda, per raccomandazioni la Francia non è così diversa dall'Italia. Inoltre pensi a quanto è poco agevole per i corsi sostenere tale esame a Parigi (disagevole almeno quanto lo è per i siculi e i sardi andare a Roma!). Ogni città dotata di università dovrebbe poter effettuare tale esame.
  • Giuseppe C. Budetta ieri
    LA NIDIFICAZIONE E LE CORSIE PREFERENZIALI C’è uno schifo di legge, varata dall’ex ministro della Pubblica Istruzione che regola i trasferimenti e fissa alcune norme concorsuali sui professori universitari: una norma ad hoc per i raccomandati. In base alla Legge Berlinguer per la docenza universitaria, uno scienziato di chiara fama, ma anche un professore ordinario con eccellenti titoli scientifici, sono surclassati dall’ultimo ricercatore di una data università che ha la precedenza sugli “esterni”, in base al raggruppamento concorsuale. Neanche la Legge 104, riesce a scalfire questa norma assurda che facilita la carriera per chi transita sul binario giusto e su cui nessun “esterno” può accedere.
  • Giuseppe C. Budetta ieri
    LA NIDIFICAZIONE E LE CORSIE PREFERENZIALI C’è uno schifo di legge varata dall’ex ministro della Pubblica Istruzione che regola i trasferimenti e fissa alcune norme concorsuali sui professori universitari: una norma ad hoc per i raccomandati. In base alla Legge Berlinguer per la docenza universitaria, uno scienziato di chiara fama, ma anche un professore ordinario con eccellenti titoli scientifici, sono surclassati dall’ultimo ricercatore di una data università che ha la precedenza sugli “esterni”, in base al raggruppamento concorsuale. Neanche la Legge 104, riesce a scalfire questa norma assurda che facilita la carriera per chi transita sul binario giusto e su cui nessun “esterno” può accedere.
  • Benny leoci ieri
    C'e' qualcosa che non quadra nella vicenda descritta. Innanzitutto il primo concorso da sostenere riguarda l'idoneità nazionale. Ottenuta questa, se vi sono i fondi, l'università bandisce un altro concorso per diventare di ruolo nella relativa disciplina. In molte università straniere gli aspiranti alla docenza vengono cooptato. Il titolare della cattedra é l'unico in grado di valutare compiutamente i propri collaboratori. Il vero problema delle università e' la mancanza cronica di finanziamenti. Nessun docente si priverebbe di un collaboratore valido. Su questo argomento c'è da parlare a lungo.
  • ANNA PONISIO Utente certificato ieri
    Sono medico anch'io e capisco perfettamente quello che è stato scritto nell'articolo.....c'è,in campo universitario/professionale,la stessa aria mefitica,soffocante,che si respira nel resto del Paese Per questo dobbiamo cercare,con tutte le nostre forze,di cambiare il sistema.....FORZA,MOVIMENTO5STELLE!!!!!
  • Filippo Neri ieri
    Il link nell'associazione Trasparenza e Merito nel testo del post 'Liberiamo l'Università dai baroni' e' errato. quello corretto e' http://www.trasparenzaemerito.org. Per favore chiedo al webmaster di correggerlo. Grazie. Filippo Neri socio fondatore dell'Associazione Trasparenza e Merito. L'Universita' che vogliamo http://www.trasparenzaemerito.org
  • max ieri
    Il governo è marcio... L'unica speranza è un nuovo governo, ovviamente 5stelle.
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