La zavorra dei derivati e le speculazioni del MEF

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.

di Carla Ruocco

Era la primavera del 2015 quando il Movimento 5 stelle prendeva atto della denuncia effettuate dal Financial Times e da Repubblica di una serie di rinegoziazioni di operazioni in derivati fatte nel primo semestre 2012. Venivano negoziati oltre 30 miliardi di euro di derivati con perdite potenziali per 8 miliardi. Erano già in corso da alcuni mesi le audizioni della Commissione d’indagine sui derivati della Camera dei Deputati dove tra gli interventi di autorevoli esperti della materia c’era chi diceva che andava tutto bene madama la marchesa e chi ci diceva che la situazione era terribilmente fuori controllo.
Questa denuncia della stampa seguiva l’operazione in derivati con Morgan Stanley che era costata all’erario a fine 2011 oltre 3 miliardi di euro.

Giusto perché non se ne perda memoria in quegli stessi giorni il Governo produceva il disastro degli “esodati” che magari con 3 miliardi in più si poteva gestire meglio se non evitare. Le lacrime di quei giorni forse sarebbero dovute essere versate per questa incredibile operazione finanziaria.

Unica forza politica a prendere di punta il problema fu il Movimento; decidiamo di farlo con la migliore scienza giuridica ed economica al nostro fianco e a settembre 2015 organizziamo alla Camera dei deputati in Sala Regina un convegno senza precedenti e francamente senza “successori”. Da quel convegno non abbiamo mai mollato la presa. Con costanza e sistematicità abbiamo iniziato a scandagliare i documenti pubblici del MEF e della Corte dei Conti, a fare interrogazioni e Question Time. Per non parlare delle denunce alla Procura e degli accessi agli atti per ottenere i contratti derivati. Un muro istituzionale insormontabile ci si poneva però di fronte. Ma non abbiamo mollato: ogni indizio è diventato una domanda. Questa strategia ha fornito elementi importanti che con il conforto di analisi tecniche di qualità ci ha consentito di arrivare alle seguenti conclusioni.

Le operazioni in derivati effettuate dal MEF sono state operazioni speculative; le decine di miliardi di euro di perdite potenziali non sono potenziali ma si manifestano a rate ogni anno per 5-6 miliardi di euro con elevatissima probabilità. Così è andata. Dal 2011 abbiamo speso per derivati quasi 30 miliardi di euro e il guadagno di spesa per interessi derivante dal Quantitative Easing di oltre 20 miliardi del quadriennio 2013-2016 è stato praticamente azzerato dalle spese per derivati.
Non è finita purtroppo. Le perdite potenziali su derivati sono ancora ben sopra i 30 miliardi di euro e temiamo che ne vedremo ancora delle belle. Nel 2017 ci attendiamo purtroppo altri 4-5 miliardi di perdite. Dall’incrocio dei dati di più fonti temiamo ad esempio che in questo mese di febbraio lo Stato sia stato costretto da una banca controparte a versare un miliardo circa per l’esercizio di una swaption. Speriamo di sbagliarci. Ma guardate che se non è andata così è solo perché il MEF ha rinegoziato questa perdita, non perché non si sia manifestata.

Il muro istituzionale trovato sinora nella nostra pressante attività Parlamentare ha forse mostrato una crepa. La procura regionale per il Lazio della Corte dei Conti ha contestato di recente un danno erariale complessivo di 4,1 miliardi nell'ambito dell'indagine sulla chiusura e ristrutturazione dei derivati tra Morgan Stanley e ministero dell'Economia. Non sbagliammo quindi a sentire puzza di marcio in queste operazioni. Nel mirino sono finiti non solo Morgan Stanley ma anche l'attuale responsabile del debito pubblico Maria Cannata, il direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via e gli ex ministri Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli; questi ultimi ora tra l’altro lavorano proprio presso Morgan Stanley e JPMorgan entrambe banche controparti dello Stato nelle operazioni che riguardano il debito pubblico.

Abbiamo tante cose da chiedere e da denunciare e a breve ci sentirete di nuovo interrogare il MEF per avere informazioni e per ottenere la trasparenza che su questo tema ci viene negata da anni. Non molliamo! Noi non ci arrenderemo mai!

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