DIRETTA: Jobs Act, conferenza stampa M5S #licenziact

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"I presagi non esistono: il destino è troppo sapiente e troppo crudele per mandarci degli araldi”, diceva Oscar Wilde nel Ritratto di Dorian Gray. Forse, però, lo scrittore dublinese avrebbe cambiato opinione osservando il volto apparentemente giovane di questo Jobs Act che oggi la Camera approva e che in realtà nasconde l’idea decrepita che precarizzare i diritti generi più occupazione. La delega lavoro del governo, il #licenziact, è infatti un duro presagio di sventura, perché ha la pretesa di costruire un edificio partendo dal tetto. Un edificio che non potrà che rivelarsi un castello di carte, instabile e tremante. Al primo soffio ulteriore di crisi recessiva, le carte verranno giù, il re rimarrà nudo e la verità sarà evidente. Non si parte dallo smantellamento dell’articolo 18 se dall’altra parte non si investe in ammortizzatori efficienti e soprattutto in politiche attive per il lavoro. L’Italia è uno de Paesi che spende meno per il complesso delle politiche del lavoro rispetto al Pil: appena l’1,8% rispetto al 2,5% della Francia e al 2,2% della Germania. Senza citare l’irraggiungibile 3,3% della Danimarca. E non parliamo delle politiche attive in senso stretto (centri per l’impiego, formazione continua per il lavoratore, orientamento…): l’Italia spende meno dello 0,4% del Pil contro l’1,46% dei danesi, giusto per fare il solito esempio. Il governo è subito pronto a smantellare le tutele antiche senza mettere i soldi per quelle nuove. In legge di Stabilità ci sono circa 2 miliardi appena per il nuovo ammortizzatore universale che dovrebbe salvare il mondo. E che dire della riorganizzazione dei derelitti centri per l’impiego, che intermediano oggi appena il 3% della nuova occupazione trovata? Ma Renzi, lo sappiamo, ha bisogno di dare i lavoratori in pasto alla Merkel e ai famelici burocrati della Ue e dell’euro. Il Jobs Act è una delle decantate riforme strutturali da adagiare sull’altare dell’austerity e della moneta unica che sta facendo a pezzi l’economia italiana e persino il senso profondo del nostro vivere in comunità. La delega sul lavoro è incostituzionale perché troppo vaga. Una legge in bianco che le Camere stanno votando alla cieca e con la quale il governo delega se stesso, svuotando completamente di significato l’azione parlamentare per i prossimi mesi e anni. Il Jobs Act, tra l’altro, per questa ragione corre il rischio di finire a pezzi sotto i colpi dei ricorsi alla Corte costituzionale. Ma la cosa più grave è che fa un favore alle multinazionali e ai grandi potentati economici senza creare lavoro, perché non è giocando con i contratti e sfigurando il volto dello Statuto dei lavoratori che si genera nuova occupazione. Il M5S ha proposte chiare e alternative a questa delega per far ripartire il Paese. In primis, il Reddito di cittadinanza, un ammortizzatore attivo che spinge il disoccupato a formarsi continuamente per reinserirsi attraverso centri per l’impiego riorganizzati e ben funzionanti. Ma soprattutto il MoVimento sa che bisogna alleggerire il fisco delle piccole e medie imprese, quelle che potenzialmente possono creare il maggior numero di impieghi. Ecco perché proponiamo, tra l’altro, l’eliminazione totale dell’Irap per le micro-imprese. Nell’ambito dei contratti, il tempo indeterminato con piene tutele deve essere la forma prevalente, perché solo un lavoratore “affezionato” all’impresa, che investe su di lui, può dare quel valore aggiunto alla produzione di cui l’Italia in cerca di competitività ha disperato bisogno. Servono innovazioni di processo e di prodotto, senza considerare che un lavoratore più sicuro spende di più e quindi contribuisce a far ripartire la domanda interna. Tutto ciò va poi incrociato a un piano globale di investimenti nei settori produttivi che il M5S ha delineato con la sua #finanziariabuona, una legge di Stabilità alternativa che ci farebbe riguadagnare la sovranità di spesa persa per colpa dell’euro e delle sue gabbie contabili. Il governo sta massacrando il mondo del lavoro sotto lo sguardo compiaciuto della Germania, degli euro-burocrati e della Bce. Ma il M5S c’è. E delinea l’alternativa possibile, la via d’uscita verso la salvezza." M5S Parlamento

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