In morte della cronaca giudiziaria

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di MoVimento 5 Stelle

C’erano una volta i cronisti di giudiziaria. Gente che consumava le suole facendo su e giù nel Palazzo di Giustizia. E dentro e fuori dal Palazzo: raccontavano i fatti, il loro sviluppo, i colpi di scena e il corso della giustizia. C’era un approccio che rendeva questo genere diverso dagli altri: l’avvicinarsi il più possibile alla verità dei fatti, la verifica scrupolosa di ogni dettaglio, l’oggettività della cronaca contro la manipolazione dei fatti. Perché la cronaca giudiziaria, prima ancora del giudizio del Tribunale, decide la vita o la morte (pubblica) delle persone. Per questo è sempre infarcita di verbali, ordinanze di custodia cautelare, sentenze, "carte". Perché in quel fronte non si può sbagliare. C’è chi addirittura ci ha rimesso la vita per la cronaca giudiziaria. Basti pensare a Mario Francese, cronista del Giornale di Sicilia, ucciso nel 1979 perché era troppo curioso. Lui che, primo e unico, era riuscito a intervistare la moglie di Totò Riina. E ancora più indietro si pensi a Mauro De Mauro, cronista de L’Ora di Palermo che a forza di scavare, indagare a fondo a proposito di due misteri italiani (il fallito golpe Borghese, la morte di Enrico Mattei), è scomparso in una serata del 16 settembre 1970. La lista sarebbe lunga e si commetterebbe il torto di dimenticare qualcuno ingiustamente.

Ma oggi anche la cronaca giudiziaria è morta. Tutti i giornali ieri mattina titolavano e scrivevano a proposito di una trattativa che i legali della sindaca Virginia Raggi avrebbero intavolato con la Procura di Roma per patteggiare una pena. L’hanno scritto tutti. Peccato che il legale di cui sopra non era neanche fisicamente presente a Roma, quindi ci si chiede come possa aver parlato di una questione così delicata coi pm di Roma se, semplicemente, non c’era. Poi, viene dato per certo il giudizio immediato, rito speciale che rende il procedimento molto rapido perché non richiederebbe particolari ulteriori approfondimenti. E, anche qui, ci si chiede come si possa prevedere l’esito di una procedura giudiziaria prima ancora di un passaggio cruciale come può essere quello di ascoltare la persona accusata: come dire che i magistrati hanno già “la sentenza in testa”. E poi, a proposito, i giudizi già emessi: da tutti, da tempo. Come se i magistrati, i giudici, gli inquirenti, fossero dei personaggi secondari di una storia già scritta: un canovaccio scritto da altri a cui devono attenersi. Aprendo i giornali pare già sia stato tutto deciso. La sentenza è stata emessa.

E allora, ci domandiamo, cosa avrebbero fatto Mario Francese o Mauro De Mauro? Avrebbero – magari – chiamato l’avvocato di Virginia Raggi e, così, avrebbero scoperto subito che era tutta una bufala. Avrebbero rispettato il ruolo dei magistrati e non li avrebbero relegati a mansioni secondarie. Avrebbero pubblicato tutte le notizie di cui avevano certezza ma specificando sempre il contesto e i personaggi chiamati in causa, senza prendere per oro parole di gente inaffidabile. Questo noi pensiamo avrebbero fatto, non gli apprendisti stregoni che prevedono il futuro. Queste pagine di giornali e i loro autori hanno sputato in faccia alla loro professione, per primo, e anche a chi, come Francese e De Mauro, per assolvere al meglio alla propria funzione ci hanno rimesso la vita. Vergognatevi almeno per loro

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