L'UE affama i pescatori siciliani. È il momento di cambiare rotta

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.

di Rosa D'Amato, EFDD - M5S Europa

Nelle prossime settimane i ministri della pesca dei paesi membri dell'UE si ritroveranno per ridiscutere la situazione delle attuali quote pesca (CFP). Questa discussione toccherà da vicino migliaia di piccole imprese italiane che lavorano nel settore, basti ricordare che l'Italia è seconda dietro la Francia per potenza della sue flotte. In particolare la Sicilia sarà la regione maggiormente interessata dalla ricollocazione delle CFP, soprattutto perché sarà discusso un aumento delle quote di pesca del tonno del 55% circa, un prodotto che da vita a un business notevolissimo incentrato spesso con il suo commercio verso il Giappone. La pesca in Sicilia dovrebbe rappresentare un settore fondamentale per l'economia e lo sviluppo della regione. Invece, versa in una crisi profonda e le imprese e le tante famiglie che traggono il loro sostentamento da quest'attività sono sempre più penalizzate.

Ricordiamoci che la flotta siciliana è composta di 3.021 battelli, pari al 23,1 per cento del totale nazionale. La tipologia di pesca prevalente in ambito regionale è quella della "piccola pesca" (2.046 battelli, il 67,7 per cento regionale), seguita dallo "strascico" (523 battelli, il 17,3 per cento regionale), imbarcazioni solitamente di maggiore dimensione e maggior potenza motrice, e da "polivalenti passivi" (184 battelli, il 6,1 per cento regionale). Dei 7.597 pescatori siciliani la maggior parte fino a qualche anno fa erano imbarcati sui battelli della "piccola pesca".

Purtroppo sia la decisione della ICCAT di contenere la quantità di tonno pescato entro un certo limite con l'obiettivo della conservazione dei tunnidi dell'atlantico, sia la gestione delle quote pesca da parte dell'Unione Europea, hanno contribuito a mettere in ginocchio il settore ittico e la piccola pesca siciliana. Nel primo caso la decisione dell'ICCAT ha causato un problema di bilanciamento dell'ecosistema, difatti con l'aumento della popolazione dei tunnidi dovuta alla protezione degli stessi, si è registrata contemporaneamente una diminuzione drastica nella presenza in mare di sardine e acciughe che sono il nutrimento principale dei tonni. La conseguenza diretta è che i pescatori siciliani di sarde e acciughe hanno iniziato a soffrire pesantemente della mancanza di questi pesci in mare. Il problema tocca anche indirettamente le aziende siciliane di trasformazione che lavorano con questi pesci, poiché devono acquistare sarde e acciughe provenienti da Spagna e Francia con un conseguente aumento dei costi.

D'altro canto l'applicazione delle quote pesca sui tonni rossi è considerata dai pescatori siciliani una legge assassina. Dato che consente a pochi grandi operatori di pescare il tonno siciliano mentre i piccoli pescatori non muniti delle adeguate e costose licenze di fatto scompaiono. Non solo i piccoli pescatori siciliani se la devono vedere con i grandi operatori italiani del settore ma anche con quelli provenienti da altri paesi europei, in particolare dalla Spagna. Infatti, le quote pesca suddividono le quantità di pesce pescabile per Paese, tenendo conto di quante tonnellate le flotte di un paese possono pescare. Statisticamente la Spagna, grazie al fatto che ha accesso anche al pesce dell'oceano Atlantico, registra un livello di tonnellate di pesce pescato impressionante soprattutto se comparato all'Italia. Per questa ragione la UE concede alla Spagna un'elevata percentuale di quote pesca dei tonni rossi nel mediterraneo. Concretamente l'Europa sta aiutando la Spagna a smantellare il settore ittico siciliano andando contro i proprio principi di mercato libero basato sulla competizione.

Come al solito, l'Europa si fa attanagliare dagli interessi delle grandi multinazionali, oramai il mercato del tonno è diventato un mercato estremamente remunerativo grazie all'ingenti quantità richieste dal Giappone. Da qui le pressioni delle grandi multinazionali sulle scelte degli organismi politici europei come al solito danneggiano i piccoli produttori assieme ai consumatori. Noi siamo dalla parte delle piccole e medie imprese, le vogliamo tutelare ad ogni costo. Continueremo a monitorare questa situazione che tocca un mondo imprenditoriale importante, troppo spesso dimenticato.

Commenti

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  • anaelle poux 2 mesi fa
    Ciao Signora e Signore. Si ha la ricerca di finanziamento per sia rilanciare le vostre attività sia per la realizzazione di un progetto , o acquistare un appartamento o anche di soddisfare le esigenze dei bambini, ma ahimè la banca ti chiede di condizioni che si sono in grado di riempire. Niente più preoccupazioni per voi io sono un individuo che fornisce prestiti che vanno da 1000 € a 2500 000 € a tutte le persone in grado di soddisfare i propri impegni. Inoltre, il tasso di interesse è del 3% all'anno. O hai bisogno di soldi per altri motivi personali , non esitate a contattarmi per ulteriori informazioni prestito di denaro contatto e-mail :anaellpoux@yahoo.com
  • Zampano . Utente certificato 2 mesi fa
    L'UE affama i pescatori siciliani, ma anche i campani, i liguri, i veneti, i sardi, i calabresi etc. Per questo bisogna uscire dall'UE!!!
  • francesca Marcellino Utente certificato 2 mesi fa
    VIVA IL MOVIMENTO 5 STELLE
  • paolo debernardi 2 mesi fa
    Il problema di fondo è che i nostri mari sono sovrasfruttati. Io credo al rapporto della FAO http://www.fao.org/3/a-i5555e.pdf che propone di aumentare la consapevolezza dei consumatori sulle possibili conseguenze ecologiche e sociali del consumo di pesce. Con una quota del 23% l’Ue è la più grande importatrice al mondo di prodotti ittici. La metà di quanto viene importato proviene da Paesi in via di sviluppo. In pratica non gestiamo correttamente l'ecosistema marino mediterraneo e importiamo a basso costo pesce da altri Paesi infischiandocene se pescano in maniera sostenibile. L'assoluzione per partito preso della pesca siciliana e italiana non è l'approccio corretto ed è sospetta visto il periodo elettorale. Non si può sostenere la riduzione della CO2 e pensare invece che la nostra pesca sia solo vittima della normativa comunitaria. Paolo Debernardi Coazze (TO)
    • Zampano . Utente certificato 2 mesi fa
      Caro Paolo per la pesca esiste già la normativa italiana, non abbiamo bisogno di quella europea. L'UE difatti non serve a nulla. Dovrebbe combattere i pescatori tunisini e balcanici che vengono nei nostri mari a rifornirsi e invece, che fa, propone norme idiote, come quella di identificare, separare tutte le specie ittiche e nominare il pesce in latino prima di venderlo sui mercati!!! L'idea migliore è tagliare con l'UE e le sue stupide norme e recuperare ogni sovranità possibile, compresa quella che riguarda la pesca nei nostri mari. Saluti.
  • massimo m. Utente certificato 2 mesi fa
    Rosa D'Amato, EFDD - M5S Europa: Hai colto perfettamente il problema, che purtroppo i non addetti ai lavori non conoscono. Forza, Rosa e Grazie!
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