Partiti, Banche, Istituzioni: il triangolo mortale di #Bancopoli

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di MoVimento 5 Stelle

Bancopoli sta portando a galla un malsano intreccio di potere tra partiti, banche e istituzioni. Tutti noi ne sospettavamo da tempo l’esistenza. Ora però ci sono le prove e la Seconda Repubblica non potrà reggere l’urto.

Dopo 7 gravi crac bancari, 400 mila risparmiatori truffati e una serie di suicidi, l’intero sistema del credito continua ad essere ostaggio di una gestione scellerata, familistica e profondamente amorale. Le banche in crisi sono state salvate ma nell’unico modo in cui non dovevano esserlo, cioè scaricando i costi su piccoli azionisti, obbligazionisti subordinati e contribuenti, senza cambiare le regole del gioco. Qualche banchiere è stato rimosso, ma con tutta probabilità verrà salvato dalla prescrizione. I vertici politici e finanziari, invece, rimangono al loro posto.

Se il sistema riesce a resistere, nonostante i fallimenti, gli indagati e il disastro sociale che ha prodotto, è perché coinvolge tutti i partiti principali, dal Pd a Forza Italia, passando per il mediatore Verdini e la stessa Lega, che è stata colpevolmente incapace di arginare il tracollo di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza.

Siamo di fronte ad un “patto bancario” che arriva fino ai vertici dello Stato. Il caso Boschi, con l’imbarazzante conflitto di interessi che ha reso manifesto a tutti gli italiani, è solo la prima anticipazione di qualcosa di molto più profondo e ramificato. Non ce lo dicono solo le carte processuali, ma anche il modo in cui il ceto partitico ha reagito alle parole del numero uno di Consob Giuseppe Vegas. Gentiloni e Renzi hanno difeso a spada tratta un ex ministro, oggi sottosegretario, beccato in flagrante.

Perché? Come si spiega una difesa così impopolare se non col fatto che dietro l’affare Boschi si nasconde molto altro? Se cade un mattone rischia di venir giù tutto l’edificio e i partiti sono terrorizzati. Lo stesso Berlusconi, che potrebbe guadagnare consensi dallo scandalo Boschi, ha scelto un profilo bassissimo, anche perché dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche è emerso il suo coinvolgimento diretto come garante nel finanziamento da 7,6 milioni di euro che Veneto Banca ha erogato a beneficio di Denis Verdini. Quest’ultimo sembra l’uomo politico chiave, capace di proteggere alternativamente gli interessi del Pd e di Forza Italia. Proprio quel Verdini che era a capo di una banca con più di 100 anni di storia, il Credito cooperativo fiorentino, e l’ha portata al collasso.

Il sistema è trasversale, esattamente come lo era nella Prima Repubblica con il finanziamento occulto ai partiti e il giro miliardario di mazzette.

La politica, naturalmente, è solo la prima gamba. La seconda è rappresentata dalle banche, spesso infarcite di uomini vicini ai partiti o addirittura dei partiti. Banche che tartassano le famiglie e le piccole medie imprese chiedendo loro garanzie solidissime, ma poi finanziano allegramente pochi grandi amici dei partiti, come dimostra il prestito da 600 milioni di euro di Mps alla Sorgenia di Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del Pd.

La terza gamba riguarda le istituzioni, in particolare quelle che dovrebbero vigilare sul sistema creditizio e finanziario come Consob e Banca d’Italia, ma non solo. La vicenda dei conti correnti della presidenza del Consiglio e dei servizi segreti custoditi presso la filiale romana della Banca Nuova di Gianni Zonin è la dimostrazione che Bancopoli si estende anche oltre, ai piani altissimi.

Sullo sfondo, infine, ci sono le folli regole di un’Europa sbilanciata sulle banche e la finanza. La pietra dello scandalo è quella direttiva criminale, il bail-in, votato da Pd e Forza Italia, e la cui applicazione anche solo parziale ha condannato decine di migliaia di risparmiatori a perdere tutto.

Bancopoli è la fine della Seconda repubblica come Tangentopoli fu la fine della prima. La Terza può iniziare solo quando questo sistema incestuoso sarà azzerato completamente. Sulle sue macerie costruiremo un’Italia di cui andare orgogliosi, in cui il risparmio è tutelato rigorosamente secondo il dettato costituzionale.

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