Quando il gioco si fa duro le sanzioni sono carta straccia

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di Vito Petrocelli

Questa è la seconda parte di una ricostruzione degli affari e dei legami politici di Fiera Milano SpA. Qui la prima parte

L’operazione di punta messa a segno da Antonio Fallico e Banca Intesa Russia è però in pieno svolgimento e non ha nulla da invidiare alle maggiori transazioni bancarie mondiali degli ultimi anni. Nel maggio scorso, con il patrocinio dell’ex Ministro dello Sviluppo Economico russo Alexey Ulyukaev (attualmente agli arresti domiciliari per un grave quanto opaco caso di corruzione), Banca Intesa Russia è stata infatti selezionata come advisor finanziario per la privatizzazione di poco meno del 20% delle azioni di Rosneft, società che insieme a Gazprom figura tra i più strategici asset economici della Federazione Russa, per un ammontare totale di circa 10,5 miliardi di Euro.

L’operazione, che ha rilevanza internazionale e rappresenta il più grande investimento diretto estero in Russia dal momento dall’annessione della Crimea e dall’introduzione delle relative sanzioni economiche UE verso la Federazione, è stata realizzata con un meccanismo che il Financial Times ha definito “complesso e poco trasparente” per la realizzazione del quale, i due nuovi azionisti individuati da Rosneft e Banca Intesa Russia, la multinazionale svizzera Glencore e il Fondo Sovrano del Qatar, hanno ricevuto un finanziamento di 5,2 miliardi di Euro da Intesa Sanpaolo SpA per l’acquisto di circa metà delle azioni di Rosneft immesse sul mercato.

Anche Gazprombank e altre banche russe avrebbero fornito capitali aggiuntivi per portare a termine l’operazione, ma la notizia non è stata confermata da fonti interne. L'aspetto più interessante, ad ogni modo, riguarderebbe il coinvolgimento di una società veicolo di Singapore, QHG Shares, misteriosa destinataria diretta del finanziamento multimiliardario di Intesa Sanpaolo SpA, e di QHG Cayman Limited, società garante delle Isole Cayman della quale sarebbe materialmente impossibile risalire ai titolari effettivi.

Questo elaborato groviglio di scatole societarie ha portato la Reuters stessa ad avviare una vera e propria indagine sfociata in un articolo dal titolo evocativo: "Come la Russia ha venduto il suo gioiello del petrolio: senza dire chi lo ha comprato".

Interpellata direttamente sul ruolo di queste società offshore nell'operazione, Intesa Sanpaolo SpA ha dichiarato testualmente che "il finanziamento è stato effettuato in perfetta aderenza con le regole sull'embargo europeo verso la Russia" e che "le autorità italiane non hanno rinvenuto alcun elemento ostativo". Tali conclusioni fanno sorgere più di un dubbio...

Come dichiarato, peraltro, dallo stesso Antonio Fallico ad uno dei principali quotidiani russi, sia il Governo Renzi che il Governo Gentiloni hanno sempre supportato l’operazione attuata da Intesa Sanpaolo SpA, per la quale sono state svolte anche riunioni istituzionali dedicate. Tutta l’operazione si è svolta sul filo delle sanzioni finanziarie europee contro Rosneft e il suo uomo di punta Igor Sechin e, per questo motivo, è stata realizzata solo con il placet del Comitato di Sicurezza Finanziaria del Ministero dell’Economia. Non è la prima volta, peraltro, che Intesa Sanpaolo SpA si destreggia con grande disinvoltura tra i paletti imposti dal 2014 alle attività delle banche europee in Russia: già nel 2015, con una serie di accorgimenti, la banca aveva aperto una linea di credito da 350 milioni di Euro a favore della sanzionata Gazprom, operazione normalmente proibita dal pacchetto di misure finanziarie approvate dall’UE contro la Federazione ma che invece fu portata a termine con supporto istituzionale e magistrale nell'indifferenza internazionale.

Vogliamo chiarezza e un cambio di passo
Da anni il Movimento 5 Stelle lotta in tutte le sedi per ottenere una distensione dei rapporti tra Italia e Russia, una revisione completa di organismi come la NATO e l’Unione Europea e, soprattutto, l’abolizione immediata delle sanzioni europee contro la Russia, che hanno già causato perdite superiori ai cinque miliardi di Euro per l’industria italiana - in particolare per le PMI - e per il comparto meccanico e quello agroalimentare (colpito in pieno dalle controsanzioni russe). Al grido disperato delle migliaia di imprese italiane messe in ginocchio da inutili sanzioni decise d’imperio a Bruxelles e alla sempre maggiore esigenza di un coordinamento internazionale contro il terrorismo il Movimento 5 Stelle ha sempre risposto manifestando aperture alla Russia e proponendo la ridefinizione dei rapporti bilaterali a favore di tutti, e in particolare dell’interesse nazionale italiano.

Fa ancora più male, quindi, assistere al doppio gioco del Governo italiano nel suo goffo barcamenarsi tra rigorismo europeo ed operazioni finanziarie di alto profilo mediate da personaggi vicinissimi al Cremlino, che agiscono principalmente per il loro interesse. È sinceramente spiacevole leggere nei fatti di cronaca che le relazioni bilaterali italo-russe vengano subappaltate ad enti ed associazionismi non sempre disinteressati e infarciti a più livelli da affaristi e politicanti. Intanto le "insindacabili" sanzioni europee contro la Russia (da poco prolungate fino a luglio 2017) ed i relativi divieti si abbattono come un uragano sugli esercizi più deboli, venendo invece scavalcate agevolmente dai maggiori gruppi bancari italiani con la piena compiacenza del Governo di turno.

Il Movimento 5 Stelle continua a guardare alla Russia come ad un partner molto importante per la risoluzione di diversi scenari di crisi internazionale. Ci proponiamo di controllare ogni asimmetria ed infiltrazione nella gestione dei rapporti bilaterali, di operare per il massimo adempimento dei ruoli di controllo affidati alle Istituzioni italiane, al fine di impedire contaminazioni e indebiti favoreggiamenti nei riguardi di qualunque soggetto o organismo coinvolto. Siamo fiduciosi nel rivolgerci alle istituzioni della Federazione Russa affinché operino allo stesso modo.
In prospettiva futura, la necessità di costruire un rapporto sano e mutualmente vantaggioso tra i nostri Paesi deve e dovrà essere più forte di ogni interesse particolare o circoscritto.

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