Casini, il becchino dei risparmiatori truffati #CommissioneInchiestaBanche

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di MoVimento 5 Stelle

Pier Ferdinando Casini, il simbolo della vecchia politica legata a doppio filo con le banche, è stato appena eletto Presidente della commissione d’inchiesta sul sistema bancario. Proprio lui, amico di lunga data di Cesare Geronzi e genero del banchiere Francesco Gaetano Caltagirone, indirizzerà i lavori di una commissione fondamentale che dovrebbe rendere giustizia alle decine di migliaia di risparmiatori truffati in questi anni, dalle quattro banche popolari alle due venete, passando per il Monte dei Paschi di Siena.

È un atto di guerra che il Pd e la maggioranza del Parlamento pronunciano nei confronti del paese reale. Il M5S aveva preteso una commissione d’inchiesta per passare dalle parole dei partiti ai fatti, chiarendo le responsabilità dei recenti crac bancari e rendendo fruibili al pubblico i risultati dell’indagine. Con il senatore Enrico Cappelletti avevamo anche presentato un emendamento per impedire ai parlamentari in conflitto di interessi con le banche di partecipare ai lavori di commissione. Il Pd lo ha bocciato. Oggi sappiamo il perché.

La maggioranza a guida Pd prima ha ritardato per mesi l’approvazione della commissione, poi l’ha istituita a pochi mesi dalla fine della legislatura, e infine ha eletto presidente un conflitto di interessi vivente come Casini, che farà di tutto per ostacolare i lavori e insabbiare quanto riusciremo comunque a far emergere con i nostri commissari Alessio Villarosa, Carlo Sibilia, Carla Ruocco, Gianni Girotto e Carlo Martelli.

Ricordiamo, tra le altre cose, che Casini pochi mesi fa è entrato come socio nella fondazione bancaria Carisbo, azionista di Intesa San Paolo. Celebre è poi il suo legame famigliare e politico con Caltagirone. Quest’ultimo è ancora oggi il principale finanziatore dell’Udc, ed è stato fino al 26 gennaio 2012 vicepresidente e azionista di Mps, cioè la banca che il Governo Monti sostenuto dallo stesso Casini ha ricapitalizzato con un prestito ponte da oltre 4 miliardi di euro. Come se non bastasse, nel 2009 il Monte dei Paschi, attraverso Antonveneta, successivamente incorporata in Mps Immobiliare, ha venduto alcuni immobili proprio alla Immo 2006 srl, società controllata indirettamente dallo stesso Caltagirone. Costo dell’operazione: 37,58 milioni di euro.

Oltre al conflitto di interessi, poi, c’è la vergognosa ipocrisia dei partiti e dello stesso Casini, neo-presidente di una commissione che il 5 aprile 2017, dal suo blog personale, definiva così: “un impasto di demagogia e pressapochismo che, al di là delle migliori intenzioni, non produrrà nulla di buono per le istituzioni”.

Che dire? Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo stare certi che anche questa volta i risparmiatori truffati non avranno giustizia.

Commenti

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  • Cicciuzzo 3 mesi fa mostra
    Ad ognuno le pecore nere che si merita, parte II^ http://espresso.repubblica.it/palazzo/2017/09/27/news/impreparati-incompetenti-immaturi-il-ceto-politico-non-e-mai-stato-cosi-ignorante-1.310776?ref=HEF_RULLO
  • Cicciuzzo 3 mesi fa mostra
    Casini, no comment. Ad ognuno le pecore nere che si merita... http://www.dire.it/27-09-2017/144062-raggi-sprofonda-e-all88esimo-posto-nella-classifica-dei-sindaci-piu-amati/
  • Fidelia De Moon 3 mesi fa mostra
    O.T. by Viviana Vivarelli (16:41) Gianluigi Paragone “E allora l’uno vale uno? La democrazia dal basso? Chiariamoci. La democrazia dal basso non significa che il basso diventa la non scelta o la scelta infinita.” Infatti, non si capisce perché mai dovrebbe diventarlo. “Significa piuttosto che il basso- contrapposto alle élite- è coinvolto, interpellato; che il basso non è escluso (grazzzie!) alla formazione (??) di una piattaforma (??) che è non omologata al senso politico imposto dall’alto.” Chiariamoci: con buona pace della Finalità statutaria, nel M5S “leaderless”, l’élite - contrapposta al basso - sceglie. Non si tratta però di un’oligarchia, di una élite dittatoriale che impone scelte dall’alto. Bontà sua, l’élite del M5S ha attivato una non piattaforma, gestita dall’élite stessa, uno spazio dove i vari uno del “basso M5S” vengono coinvolti e interpellati con inverificabili sondaggi su quanto l’élite, o “alto M5S”, ha già deciso. Che dire? I Cinquestelle erano un movimento, trasformandosi quotidianamente, in cinque anni sono diventati quel partito che non intendevano diventare. E questo è un fatto. Buonasera a Viviana e a Paragone.
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