Giornalista del giorno: Maurizio Baruffaldi, Metro

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"L'inno del movimento 5S sembra un pezzo scartato da Jovanotti negli anni novanta. E ci sta, perché quello che non si può chiamare partito ha tutte le caratteristiche della forzaitalia del periodo nascente. C'è l'uomo al comando, e smentirlo è penoso. E' contro i politici di professione. Solennità e cabaret. Reclutamento dove c'è manodopera disponibile. E soprattutto Inno. Il rap è il linguaggio dei tempi, il rapper l'uomo mercato e il tatuaggio vestito d'ordinanza; così il buon Fedez ha preso la palla al balzo e ha fatto il marchettone, mettendoci però la didascalia: ribelle. Il ragazzo conferma la regola: la tv è l'unico piatto nel quale mangi ma ci puoi sputare. L'unica controindicazione che ti va un po' il cervello in pappa, ma intanto intaschi e godi, e puoi dire che l'incoerenza è pane di un rapper. Ma c'è anche parecchia coerenza, spudoratamente scorretta. Perché Forza Italia ci riprova, ovviamente, come volevasi dimostrare. E lo chiede a un altro rapper. Guè Pequeno. In un'intervista il rapper milanese dichiara che per avere i soldi non guarda in faccia a nessuno. [...] E' il triste concetto di chi vuol stare allegro. Ma Fedez sembra finto, Pequeno tutto vero." Maurizio Baruffaldi, Metro

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