Il Parlamento europeo si alza (ancora) lo stipendio, un altro schiaffo ai cittadini

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Il Parlamento europeo costa troppo. La previsione per il 2018 parla di addirittura 1,971 miliardi di Euro, una cifra abnorme se paragonata ai sacrifici che ogni giorno vengono chiesti ai cittadini. Parallelamente, i dogmi dell'austerità - non è una notizia questa - vengono applicati solo agli Stati membri del Sud, costringendoli a misure lacrime e sangue pur di rispettare improbabili vincoli economici. In questo stato di cose, anche solo pensare ad un aumento del bilancio per il funzionamento delle istituzioni europee è assurdo. Ma è quello che purtroppo è accaduto la scorsa settimana a Strasburgo, con l'appoggio di tutti i grandi gruppi e dei principali (vecchi) partiti politici italiani. Il risultato di questa pantomima è l'ennesimo incremento sul bilancio del 2,3%.

Il Movimento 5 Stelle è coerente, la nostra posizione in fase di negoziazione preliminare è stata chiaramente contraria a qualsiasi aumento dei costi. Le nostre proposte sono andate esattamente nella direzione opposta: si sono basate infatti su una riduzione significativa del bilancio attuale, attraverso l'ottimizzazione delle risorse presenti e l'eliminazione di diverse voci di spesa, quali i finanziamenti diretti ai partiti politici e alle fondazioni europee, una voce di bilancio che da sola costa ai cittadini più di 50 milioni di Euro l'anno. Per non parlare dello spreco rappresentato dalla tripla sede del Parlamento europeo (Bruxelles, Strasburgo, Lussemburgo), quantificabile in diverse centinaia di milioni di Euro l'anno.

Abbiamo chiesto per l'ennesima volta una riduzione dei salari nonché delle indennità giornaliere degli eurodeputati. Abbiamo preteso una procedura del Parlamento che imponga trasparenza in merito alle indennità per spese generali e alle richieste di rimborso presentate dai singoli deputati. E ancora: riduzione dei costi degli uffici d'informazione nei Paesi dell'Unione e a Washington, tramite l'accorpamento degli uffici nei Parlamenti nazionali; che le spese di comunicazione per le elezioni 2019 non vengano considerate come spese straordinarie, in quanto ciclicamente il Parlamento europeo va inevitabilmente elezioni, pertanto i 25 milioni di Euro previsti per il 2018 non sono giustificati.

Queste proposte di assoluto buon senso e tante altre richieste sono state bocciate durante le negoziazioni dalla grande coalizione costituita da S&D (il gruppo del Partito Democratico) e PPE, dove milita ciò che rimane di Forza Italia. Al di là del dato statistico, è sconcertante vedere la compattezza con cui la vecchia politica si oppone alla riduzione dei privilegi anche in Europa.

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