Il regalo da 120 milioni del pd ai giornaloni di regime

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"Un addetto ai lavori l’aveva previsto: “Vedrete, la norma che ora sta destando scalpore, scandalo e ira, dopo le Europee sarà cassata; la norma serve solo per mettere paura ai padroni della carta; poi, passate le elezioni, sarà rottamata”. La sensazione l’avevamo raccolta nei giorni in cui, quasi in maniera solitaria, Formiche.net approfondiva e dava risalto a una norma contenuta nel cosiddetto decreto Bonus Irpef. La norma in questione era quella che cassava l’obbligo da parte di Stato, regioni ed enti locali di fare pubblicità su giornali di carta con avvisi di bandi pubblici o di gare. Un affare da circa 120 milioni di euro l’anno (costi per le amministrazioni statali, entrate per gli editori), secondo le stime dello stesso governo.Gli strepitii, in verità, non sono stati troppi, almeno pubblicamente. Si ricorda solo un intervento del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe de Tomaso, al quale rispose il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, che ha la delega sulla materia. E poi un commento-analisi del Sole 24 Ore che destò qualche stupore negli stessi ambienti industriali. Il quotidiano di Confindustria, infatti, non accolse troppo favorevolmente il provvedimento. Anche perché, si sottolineava, in verità le pubbliche amministrazioni non avrebbero davvero risparmiato quei 120 milioni di euro l’anno di cui parlava l’esecutivo Renzi. Infatti, fece rimarcare il Sole, quel costo per la pubblicità legale sui giornali non era a carico di Stato, regioni ed enti locali, bensì delle aziende vincitrici degli appalti e delle gare oggetto della pubblicità. Ma se i giornali (interessati direttamente dal provvedimento) non hanno dato troppo risalto in queste settimane alla misura che lo stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rivendicò nella conferenza stampa di presentazione del decreto sul Bonus Irpef, evidentemente c’è stato un lavorìo sotto traccia visto che ieri le commissioni Bilancio e Finanze del Senato, con il parere contrario del MoVimento 5 Stelle, hanno cassato il provvedimento dopo un emendamento presentato dal Pd. D’altronde il piddino Michele Emiliano l’aveva promesso: questa norma non s’ha da fare. Detto, fatto." Formiche.net

Commenti

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  • Giovanni L. Utente certificato 3 anni fa
    Buongiorno a tutti, sono un bancario e sono inquadrato (l'importanza del termine sarà chiara in seguito) nel ruolo di Quadro Direttivo. Da anni il contratto collettivo della mia categoria è praticamente fermo, con in più il blocco degli scatti di anzianità, la sottrazione di giornate festive e tante altre amenità che non sto qui a raccontarvi. Il contratto nazionale che va in scadenza il 30.06.2014 è stato già disdettato dall'ABI, guidata dal Presidente Antonio Patuelli, che vi accoglierà col suo largo sorriso e con tante interviste sul sito www.abi.it. Patuelli ha sostituito come Presidente Giuseppe Mussari, che prima di essere arrestato nell'ambito dell'inchiesta MpS (di cui i giornali non ci dicono più nulla), era stato eletto alla carica di Presidente ABI nel 2010 dopo essere stato designato "per acclamazione", con le parole del suo precedessore Faissola citate da Il Sole 24 Ore del 23 giugno 2010. Il Vice Presidente dell'ABI era fino a poco tempo fa un certo Giovanni Berneschi, già Presidente del CdA di Carige, che è stato recentemente arrestato e, a detta di quanto i giornali riportano, non godeva neanche della particolare stima di alcuni suoi prossimi congiunti, che, sembra, gli rimproverassero comportamenti da birbaccione. La giustizia farà il suo corso (presumiamo lungo) e ci dirà se questi personaggi sono colpevoli. E' paradossale, però, che sul caso MpS alcune banche straniere siano state sanzionate dai loro Organi di Controllo, mentre in Italia, da Siena a Milano, tutto tace. Il senso di questo post è di invitare tutti i bancari che seguono il blog ad esprimere il loro pensiero e di inviare una sorta di "lettera aperta" all'ABI facendo presente che sostenere che le banche italiane siano in difficoltà per i costi del personale è ormai una bugia insostenibile. Le banche italiane sono in difficoltà per le troppe ruberie da parte di una classe dirigente impreparata, contigua alla politica e connivente con le peggiori consorterie del paese.
    • tommaso RABITI Utente certificato 3 anni fa
      l'italia è un paese fatto da corporazioni per non dire mafie quando ai bancari si toccano gli stipendi allora si alzano le proteste ma quando fregate la povera gente tutto va bene vero? siete persone piccole piccole senza coscienza e onestà vi meritate i licenziamenti e pure di peggio
  • Francesca B. Utente certificato 3 anni fa
    Quando i quotidiani si stampavano con la linotype utilizzando il piombo, le loro pagine, se sfiorate, erano tossiche. Oggi al piombo (Pb in chimica), si è sostituito il Pd col risultato che i giornali sono tossici anche solo a guardarli da lontano.
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