#ProgrammaBeniCulturali - I servizi aggiuntivi (2)

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.


di Vittorio Emiliani, giornalista e scrittore

Bisogna certamente ricondurre il Ministero dei Beni Culturali, separandolo dal turismo, che ha un’altra logica, a una sua struttura che sia meno centralizzata, da un certo punto di vista, cioè con una testa meno grossa, una testa più snella e più autorevole, peraltro, al centro, e un corpo molto forte in periferia perché questo è un Paese che ha avuto mille civiltà, che ha un patrimonio straordinario, 2000 aree archeologiche, 4000 musei tra pubblici e privati, 40000 fra torri e castelli, 100000, quasi, chiese, 2500 biblioteche antiche, quindi sparse in tutto il territorio, con culture completamente diverse, dagli arabi, ai longobardi, ai romani, agli etruschi, ai celti e così via.

Quindi ci vuole un centro forte ma una periferia non meno forte o meno robusta mentre oggi siamo arrivati a una situazione delle soprintendenze, cioè della tutela, molto molto pericolosa perché molto fragile. Tutto nasce dal fatto che Franceschini ha puntato sulla scissione fra i concetti, che invece marciavano uniti, di tutela e di valorizzazione, tutela del soprintendente, sempre più deboli, quindi sempre più debole la tutela, valorizzazione ai poli museali, quindi un’autonomia fortissima dei poli museali, di quelli che poi hanno soldi, non dei piccoli musei, evidentemente, che vengono sacrificati.

Scissione anche fra musei e territorio, per cui, i musei che sono nati dal territorio, dalle grandi famiglie, dalla soppressione degli ordini monastici conventuali e così via, i musei si trovano a essere privati del loro humus. Pensate ai musei archeologici che nascono come musei di scavo ed è sullo scavo che nascono e crescono e si sviluppano. Questa è quindi una riforma che bisogna ribaltare, tornando a una situazione precedente al 2004, possiamo dire, in cui ci sia un centro, come dico, capace di dirigere tutta la macchina e una periferia, però, capace di dialogare in maniera forte. Questo fa sì che ci vogliano anche degli investimenti nel personale. Noi spendiamo troppo poco per la cultura. Siamo al 23° posto nella classifica europea. Siamo appena prima della Grecia e della Romania, che stanno come stanno. Un Paese col nostro patrimonio spende due terzi meno, tre o quattro volte meno della Francia o della Spagna, anche questo è intollerabile. 2 miliardi e 2 di bilancio vogliono dire la spesa del 2007, cioè di 10 anni fa che è molto meno di quella del 2000, ultimo governo dell’Ulivo, organico, possiamo dire, quando la spesa per la cultura era lo 0,40% circa del bilancio dello Stato e con Berlusconi è precipitata allo 0,19 e oggi sarà sullo 0,25. Siamo in una situazione veramente pazzesca, da questo punto di vista. Bisogna che lo Stato spenda di più. I cittadini devono sapere, e non sono grandi cifre, basterebbe un miliardo in più, in realtà, che si ritrova benissimo nelle pieghe di bilancio o quasi. Non lo si può spremere dai privati, ecco, il discorso dei privati. Il discorso dei privati è importante ma, se c’è questa premessa, cioè che lo Stato fa la sua parte e chiede ai privati di fare la loro. In Italia, per la verità, le sponsorizzazioni sono abbastanza antiche ma non hanno dato poi risultati straordinari anche perché lo sponsor, in genere, finanzia opere che gli diano un grande ritorno pubblicitario: ricordiamo i cavalli di San Marco restaurati dalla Olivetti per esempio, più di recente il Colosseo, restaurato, in parte, da Della Valle, con una serie di acquisizioni d’immagine straordinaria, peraltro, con tanti milioni di visitatori.

Ebbene, l’Art Bonus varato da Franceschini è certamente una buona cosa, ma vediamo che i contributi sono spesso di piccole entità, sono privati cittadini, non di aziende che finanziano o l’evento o il totem, il grande monumento. Io credo che, una cosa, invece, più importante sarebbe quella di, oltre che aumentare la spesa pubblica per i beni culturali e ambientali, quindi paesaggistici, anche ripristinare una legge che nell’82 dette degli ottimi risultati a favore dei proprietari di dimore e di giardini storici, che sono migliaia in Italia, che danno lavoro a migliaia di persone. Si pensi ai giardinieri, per esempio. Ebbene, nell’82 la legge Scotti, la 510, previde una detrazione secca del 27% dell’imposta sul reddito, e diede risultati straordinari perché in pochi anni mobilitò 350 miliardi di lire di allora, di investimenti privati, sul patrimonio di dimore storiche e di giardini storici. Questa mi sembra una misura.
Poi bisogna anche distinguere fra sponsor e mecenati. Gli sponsor hanno un ritorno e vogliono un ritorno pubblicitario, commerciale, più o meno vistoso ma lo vogliono e nella logica d’impresa è giusto. I mecenati, pochi, aimè, quasi nessuno italiano, sono… voglio citare due casi: uno è l’informatico, Mr. Packard a Ercolano che, almeno fino a qualche tempo fa, ha investito somme considerevolissime senza chiedere nulla e finanziando i progetti di restauro e di recupero, cominciando non a caso dalle fogne e dalle canalette di scolo delle acque per evitare i guai che sappiamo delle piogge nelle zone archeologiche.
La questione dei servizi aggiuntivi
In effetti i musei italiani erano molto indietro, non c’era neanche, spesso, un custode del guardaroba, se pioveva e uno arrivava con l’impermeabile non sapeva dove metterlo, o una borsa o una valigia. La legge Ronchey, però ha ecceduto, a mio avviso. Bastava creare dei servizi al visitatore.

No, qui le società di servizi museali sono diventate una potenza anche economica, anche perché si è creato un oligopolio. Pensate, questi servizi non vengono appaltati da anni e anni, da decenni quasi, e sono tre i detentori dei servizi, che spesso, tra loro, collaborano: l’Electa Mondadori, quindi Berlusconi, la Lega delle Cooperative, CoopCulture e Civita, che è presieduta da Gianni Letta. Quindi abbiamo un chiaro quadro.

Io credo, però, soprattutto bisogna rivedere assolutamente, tornare a una struttura ante 2004, finanziando di più una struttura che sia coerente, che preveda che, come dice l’articolo 9 della Costituzione “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” “tutela” ricomprenda anche la valorizzazione e, soprattutto, eviti questa spaccatura valorizzazione-tutela, eviti questa spaccatura soprintendenze-poli museali e crei quindi un tutto armonico, come prevede la Costituzione, ma un intervento pubblico articolato che, tra l’altro, non preveda, questo va detto, stipendi da 165 mila-195 mila euro per i direttori, super direttori dei 20, 30 musei, cosiddetti, d’eccellenza e 35 mila euro per quelli che tirano la carretta nei musei minori, per esempio nei musei medi anche, che non sono stati riconosciuti come eccellenza, chissà poi perché.

Commenti

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  • Ottava Luna 4 mesi fa mostra
    “Bisogna che lo Stato spenda di più.” ... lo Stato -- lo Stato... https://youtu.be/ff0wgrgkCBM Se mai “ un programma deciso dagli iscritti ” significherà un sito web trasparente, garantito da un soggetto terzo, dove i punti programmatici vengono proposti e elaborati Direttamente dalla Rete degli iscitti. Se mai significherà un processo decisionale partecipato dall’inizio alla fine, allora, contando uno fra gli uni, posterò su quel sito web 2 punti programmatici a favore di un potere esercitato dal basso, che consenta una effettiva sovranità popolare. 1° Punto Premesso che il popolo sovrano non è obbligato a prendere in prestito euro dalla BCE ma può utilizzare una propria moneta, sia all’interno della Repubblica italiana sia per commerciare con Paesi esterni alla UE Propongo che la riserva aurea (circa 100 miliardi) - appartenente al popolo sovrano - venga custodita in una Banca - appartenente al popolo -, ovvero a circa 60 milioni di italiani, a ciascuno dei quali viene attribuita una azione nominale di 1.250 euro, non cedibile. Il Dirigente della Banca, eletto in concomitanza con i Portavoce, avrà il compito di stampare moneta - appartenente al popolo sovrano - e di gestirla in base al programma economico finanziario deciso Direttamente dal popolo azionista. Il Dirigente opererà inoltre per un pareggio di bilancio fra debiti e crediti esteri pregressi. Tenendo conto che la Germania ci è debitrice per 82,7 miliardi di euro, https://scenarieconomici.it/che-deve-a-chi-i-debiti-esteri-incrociati-dei-principali-paesi/ in base agli euro disponibili in Banca, proporrà a Francia e Spagna un concordato in euro. A Giappone, USA e UK, creditori extra UE, proporrà invece un concordato in base alla quantità di moneta italiana che il popolo azionista intende offrire. 2° Punto ... (segue sotto)
    • Ottava Luna 4 mesi fa mostra
      2° Punto - Italia Federazione di Regioni - Europa Confederazione di Stati - Propongo che i cittadini di ciascuna Regione decidano direttamente sul gettito fiscale regionale e su come reperire e investite tali risorse, sia per gli interventi locali, sia per quelli extra locali che li coinvolgono. Per il coordinamento degli interventi extra locali ognuna delle 20 Regioni elegge da 2 a 5 Portavoce regionali (in proporzione ai suoi abitanti ) per un totale di 80. Ciascuno candidato si presenta alle elezioni nella propria Regione, affiancato da un Collaboratore Ufficiale di sua fiducia. Gli 80 Portavoce eleggono poi in Parlamento - i 60 incaricati del lavoro Legislativo sugli interventi extra locali indicati dalle Regioni - e i 20 che svolgeranno il conseguente lavoro Esecutivo. In caso di interventi sovra nazionali la cui discussione e votazione in sede Confederale sia richiesta dalla maggioranza dei Portavoce - verranno designati in Parlamento 73 fra i Collaboratori Ufficiali i quali, ognuno sotto la responsabilità diretta del Portavoce di riferimento, affronteranno il caso nel Parlamento Europeo (di cui sarà finanziata dagli italiani una sola sede). Se la maggioranza dei cittadini di una Regione si dichiara poi insoddisfatta di un proprio Portavoce, può esercitare il recall e sostituirlo con il primo nella lista degli esclusi.
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