L’entrata in vigore del CETA è uno scandalo per la democrazia

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.

Il CETA si può ancora fermare, basta che il Senato voti no alla sua ratifica per l'Italia. Il trattato è entrato in vigore solo parzialmente, in attesa di essere ratificato dai parlamenti nazionali, e basta che uno Stato non lo approvi perché salti tutto. Possiamo essere i primi in Europa a ottenere questo risultato. Il MoVimento 5 stelle si sta battendo in tutte le sedi e partecipa alla campagna di opposizione al CETA che va avanti in tutta Europa e in Italia dove oltre venti comuni, tra cui la capitale, hanno approvato delle mozioni di contrasto al CETA. I politici in Senato voteranno avendo a cuore i nostri interessi, o quelli delle lobby?

traduzione da vocidallestero.it

di Jacques Sapir, 22 settembre 2017

Il CETA, trattato di libero scambio con il Canada, è infine entrato in vigore giovedì 21 settembre, ad eclatante dimostrazione di come gli Stati abbiano rinunciato alla loro sovranità, lasciando spazio ad un nuovo diritto, indipendente dal diritto degli stessi Stati e non soggetto ad alcun controllo democratico.

Il CETA sarebbe, sulla carta, un “trattato di libero scambio”. In realtà però prende di mira le normative non-tariffarie che alcuni Stati potrebbero adottare, in particolare in materia di protezione ambientale. A questo riguardo, c’è da temere che il CETA possa dare l’avvio a una corsa a smantellare le norme di protezione. A ciò si aggiungono i pericoli che scaturiscono dal meccanismo di protezione degli investimenti contenuto nel trattato. Il CETA crea infatti un sistema di protezione per gli investitori tra l’Unione Europea e il Canada che, grazie all’istituzione di un tribunale arbitrale, permetterà loro di citare in giudizio uno Stato (o a una decisione dell’Unione Europea) nel caso in cui un provvedimento pubblico adottato da tale Stato possa compromettere “le legittime aspettative di guadagno dall’investimento”. In altre parole, la cosiddetta clausola ISDS (o RDIE) è in pratica un meccanismo di protezione dei guadagni futuri. E si tratta di un meccanismo unilaterale: nel quadro di questa disciplina, nessuno Stato può, da parte sua, citare in giudizio un’impresa privata. È chiaro quindi che il CETA metterà gli investitori in condizione di opporsi ai provvedimenti politici ritenuti contrari ai loro interessi. Questa procedura, che rischia di essere molto dispendiosa per gli Stati, avrà certamente effetti dissuasivi già con una semplice minaccia di processo. Al riguardo, non dimentichiamo che, a seguito della dichiarazione della Dow Chemical di voler portare la causa in tribunale, il Québec fu costretto a fare marcia indietro sul divieto di una sostanza, sospettata di essere cancerogena, contenuta in un diserbante commercializzato da questa impresa.

Vi sono inoltre dubbi in merito alla reciprocità: si fa presto a dire che il trattato apre i mercati canadesi alle imprese europee, tanto più che il mercato dell’Unione Europea è già adesso aperto alle imprese canadesi. Ma basta solo guardare alla sproporzione tra le popolazioni per capire chi ci guadagnerà. Al di là di questo, c’è il problema più ampio del libero scambio, in particolare dell’interpretazione del libero scambio che si evince dal trattato. Al centro si trovano gli interessi delle multinazionali, che di certo non coincidono con quelli dei consumatori né dei lavoratori.

I rischi rappresentati dal CETA riguardano quindi la salute pubblica e, senz’ombra di dubbio, la sovranità. Ma ancora più grave è anche la minaccia posta dal trattato alla democrazia. Al momento della sua votazione finale nel Parlamento Europeo, tra i rappresentanti francesi sono stati quattro i gruppi a votare contro: il Fronte di Sinistra, gli ambientalisti dell’EELV, il Partito Socialista e il Front National. Un’alleanza forse meno anomala di quanto sembri, se si prendono in considerazione i problemi sollevati dal trattato. È indicativo il fatto che sia stato rigettato dalle delegazioni di tre dei cinque paesi fondatori della Comunità Economica Europea, e dalle seconda e terza maggiori economie dell’Eurozona. Ciononostante è stato ratificato dal Parlamento Europeo il 15 febbraio 2017, e deve adesso passare la ratifica dei singoli parlamenti nazionali. Nondimeno, è già considerato parzialmente in vigore prima della ratifica da parte degli organi rappresentativi nazionali. Il CETA è quindi entrato in vigore provvisoriamente e parzialmente il 21 settembre 2017 per gli aspetti riguardanti le competenze esclusive dell’UE, ad esclusione, per il momento, di certi aspetti di competenza concorrente che necessitano di votazione da parte dei paesi membri dell’UE, in particolare le parti riguardanti i tribunali arbitrali e la proprietà intellettuale. Ma anche così, circa il 90% delle disposizioni dell’accordo vengono già applicate. Ciò rappresenta un grave problema politico di democrazia. Come se non bastasse, anche nel caso in cui un paese dovesse rigettare la ratifica del CETA, quest’ultimo resterebbe comunque in vigore per tre anni. È evidente che è stato fatto di tutto perché il trattato fosse formulato ed applicato al di fuori del controllo della volontà popolare.

In effetti questo non è affatto ciò che normalmente si definirebbe un trattato di “libero scambio”. Si tratta di un trattato il cui scopo è essenzialmente imporre norme decise dalle multinazionali ai singoli parlamenti degli Stati membri dell’Unione Europea. Se ciò che si voleva dare era una dimostrazione della natura profondamente anti-democratica dall’UE, non si poteva certamente fare di meglio.

Ciò pone un problema sia democratico che di legittimità di chi si è fatto fautore del trattato. In Francia uno solo dei candidati alle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron, si era dichiarato apertamente a favore del CETA. Anche uno dei suoi principali sostenitori, Jean-Marie Cavada, aveva votato al Parlamento europeo per l’adozione del trattato. Si profila quindi nelle elezioni presidenziali, e non per la prima volta nella nostra storia, il famigerato “partito dall’esterno” che a suo tempo (per l’esattezza il 6 dicembre 1978) era stato denunciato da Jacques Chirac dall’ospedale di Cochin…[1]

Prima della sua nomina a ministro del governo di Edouard Philippe, Nicolas Hulot aveva preso nettamente posizione contro il CETA. La sua permanenza al governo, a queste condizioni, ha il valore di un voltafaccia. Come ministro della Transizione Ambientale (sic), non ha sicuramente finto un certo rammarico lo scorso venerdì mattina su Europe 1. Ha riconosciuto che la commissione di valutazione nominata da Edouard Philippe lo sorso luglio aveva identificato diversi potenziali pericoli contenuti nel trattato. Ma ha anche aggiunto: “…i negoziati erano ormai arrivati a un punto tale che, a meno di non rischiare un incidente diplomatico con il Canada, che certamente vorremmo evitare a tutti i costi, sarebbe stato difficile bloccarne la ratifica”. Questa è una perfetta descrizione dei meccanismi di irreversibilità deliberatamente incorporati nel trattato. Non dimentichiamo inoltre che, prima di essere nominato ministro della Transizione Ambientale, l’ex-presentatore televisivo aveva più volte dichiarato che il CETA non era “compatibile con il clima”. Si può qui immaginare quanto fosse grande la spada che ha dovuto ingoiare: praticamente una sciabola.

Da parte sua, fin dalla sua elezione Emmanuel Macron si è presentato come difensore allo stesso tempo dell’ecologia e del pianeta riprendendo, capovolgendolo, lo slogan di Donald Trump “Make the Planet Great Again”. Ha spesso ribadito questo concetto, sia alle Nazioni Unite che in occasione del suo viaggio alle Antille dopo l’uragano “Irma”. Ma non si può ignorare che il suo impegno a favore del CETA e la sua sottomissione alle regole dell’Unione Europea, che ha comunque registrato un terribile ritardo sulla questione degli interferenti endocrini, dimostrino come non sia decisamente l’ecologia a motivarlo, e che al massimo questa non sia che un pretesto per una comunicazione di pessimo gusto e di bassa lega.

È dunque necessario avere ben chiare le conseguenze dell’applicazione del CETA, oltre alla minaccia che esso rappresenta per la sovranità nazionale, la democrazia e la sicurezza del paese.

Commenti

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  • Francesca Darwin 3 mesi fa
    Ciao per la popolazione Voi che hanno bisogno di finanziamenti per un progetto di investimento o di bisogno , di fatto, come me, per contattare FANANCIERO BANCO e si sta anche andando a trovare soddisfazione come me. Io sono il direttore aziendale e da 3 anni ho ottenere il finanziamento in banca. In modo da fare come me. Qui è il loro mail:contact@financierobanco.com il mio nome su facebook è: Francesca Darwin
    • Zampano . Utente certificato 3 mesi fa
      Te essere direttora aziendala? Io essere Papa Ratzinger e dire te va a farti benediren....
  • andrea a44 Utente certificato 3 mesi fa
    nella grande piazza di montecitorio arriva un tram carico di gente e si trova immezzo ad un'ingorgo gigantesco.l'autista abbassa il finestrino e chiede a un passante cosa e successo .dicono che all'interno del palazzo di governo sono entrati un centinaio di speculatori della finanza internazionale ed hanno minacciato di briciare con la benzina il palazzo con tutti i parlamentari dentro se non riceveranno dall'italia 100 miliardi l'anno per vent'anni e noistiamo facendo una raccolta. quanto stanno dando gli altri chiese l'autista,guardi e facoltativo un litro due oppure cinque litri veda lei.
  • Lino V. Utente certificato 3 mesi fa
    Fosse " solo " per IL CETA ....: La UE nel 2012 pensò bene di far adottare il Fiscal Compact come legge costituzionale per gli Stati aderenti e così avvenne anche in Italia: ma soltanto 26 Stati della UE firmarono il Fiscal Compact tranne Regno Unito (guarda caso) e la Repubblica Ceca. Questo Trattato Ci obbliga a pagare 50 miliardi di euro per 20 anni..!!(altro che CETA ) Gli economisti ( e non solo ) ritengono che l'inserimento in costituzione del vincolo di pareggio del bilancio (Fiscal Compact) possa portare alla dissoluzione dello stato sociale.
  • Lino V. Utente certificato 3 mesi fa
    .... ed io taglierei la lingua ( per non dire un'altra cosa) a Chi continua ancora a dire "più EUROPA " & " forse l'EURO ce lo teniamo "...!!!
  • pasquino 3 mesi fa
    tutti i media si sono sgolati a narrare le difficoltà del sistema rousseau ma non una parola sul CETA che ci condannerà tutti a mangiare merda!
  • giuseppe belotti Utente certificato 3 mesi fa
    Ceta è uno scandalo per la nostra democrazia!!! Allora anzichè scusarvi con i giornalisti Rai per qualche fischio a Rimini, gridate forte che non c'è un'informazione libera in Italia e fate pernacchie a quelli che osano dire il contrario visto che ci viene imposto un "trattato di libero scambio" senza la minima discussione in parlamento. La libertà è solo quella della volpe nel pollaio di fare strage dei soliti "polli". Beppe
  • Alberto O. Utente certificato 3 mesi fa
    L'Unione Eurocratica è criminale per definizione, e l'Italia deve uscirne al più presto. Non è più nemmeno questione di restare all'interno dell'Eurozona, non basta infatti uscire dall'Eurozona. Bisogna abbandonare l'Unione Eurocratica. Io temo che il primo partito appena presentabile che si dovesse costituire, con l'obbiettivo principale ed esplicito dell'uscita dell'Italia dall'Unione Europea, sarebbe in grado di scippare al Movimento Cinque Stelle parecchi voti.
  • Shahab Shirakbari Utente certificato 3 mesi fa
    LE MULTINAZIONALI ASPETTAVANO LA FIRMA DELL'ACCORDO CETA PER DIVORARE IN EUROPA Il Ceta, il trattato commerciale Unione europea-Canada, fu stato approvato in febbraio dall'europarlamento di Strasburgo con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astenuti e in vigore dal 21 settembre. CON PRODOTTI "OGM" A BASSA QUALITÀ E BASSO COSTO E' IL COLPO DI GRAZIA ALLE AZIENDE EUROPEE E ITALIANE...
  • Antonio Bandelli 3 mesi fa
    Dite , per favore, "Chi ci guadagna con il CETA" . Grazie
  • giorgio peruffo Utente certificato 3 mesi fa
    Bisognerebbe avere un Senato mentalmente indipendente e con del cervello, due cose che non ci sono. Vuoi vedere che questi imbecilli voteranno per segarsi le palle con le proprie mani e, di conseguenza, segarle a tutti gli italiani?
  • Fabio T. Utente certificato 3 mesi fa
    QUASI 185.000 FIRME RAGGIUNTE ! Credo molto nella petizione pro Gabanelli e per un suo ritorno in rai in un ruolo che le compete. Firmare significa mostrare un segno tangibile che il servizio pubblico deve essere degno di tale qualifica mentre è sotto agli occhi di tutti che la lottizzazione è da sempre l' obiettivo del potere per pilotare l' informazione . Ho firmato la petizione "Direttore generale della Rai: Io sto con Milena Gabanelli" su Change.org. È importante. Puoi firmarla anche tu? Ecco il link: https://www.change.org/p/direttore-generale-della-rai-io-sto-con-milena-gabanelli?utm_medium=email&utm_source=petition_signer_receipt&utm_campaign=triggered&share_context=signature_receipt&recruiter=780507088 Fuori i partiti dalla rai ! Fuori i partiti dalla rai !
  • francesca Marcellino Utente certificato 3 mesi fa
    Che orrore terrificante L'Europa è una minaccia per i popoli che lo compongono Se pensiamo ai tanti morti che ci sono stati e che ci saranno a causa della terribile crisi che si sono inventati ai danni del popolo.
  • Emilio Mari 3 mesi fa
    ma perchè c'è ancora qualcuno che ci crede alla democrazia?
  • Anna M. 3 mesi fa
    Quando finirà questo terribile incubo che è l'Europa e il PD?! Stavamo troppo bene... ci siamo lasciati (e ci lasciamo) smembrare di tutto senza reagire: della bellezza, della diversità, dell'identità, dei diritti, della civiltà... Che grigio futuro... e triste!
  • Andrea Zanella Utente certificato 3 mesi fa
    Che orrore! L'Europa è una minaccia per i popoli che lo compongono!
  • flavio guglielmetto mugion Utente certificato 3 mesi fa
    E' INUTILE DIRE CHE LA MAMMA DEGLI IMBECILLI E' SEMPRE GRAVIDA.
  • Zampano . Utente certificato 3 mesi fa
    Con il CETA ci vogliono intossicare legalmente...
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