La trasparenza del sistema editoriale italiano

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.

di Ruben Razzante, professore di Diritto dell'informazione

Il principio della trasparenza è un principio largamente assente nel mondo dell'editoria italiana. Si parla da sempre della mancanza di editori puri, cioè di soggetti che vivono di informazione, che studiano i modelli di business dell'informazione in altri Stati e cercano di riprodurli in Italia cercando di guadagnare con i mezzi di informazione, quindi senza coltivare interessi extra editoriali.

Queste figure di editori puri in Italia sono pressoché assenti, perché gli editori hanno storicamente utilizzato il mondo dell'informazione per perseguire altre finalità. Avevano altri business, avevano altre aziende in altri settori (bancario, assicurativo, edile), poi anche in quello politico. E quindi hanno utilizzato questi mezzi di informazione anche per perseguire obiettivi su altri tavoli. Questo inevitabilmente ha tolto obiettività all'informazione, ha tolto anche trasparenza perché non sempre i contenuti prodotti da questi giornali e poi anche dai mezzi radiotelevisivi, soprattutto dagli anni 90 in poi, riflettono principi di obiettività, di trasparenza, di interesse pubblico. sono spesso largamente influenzati da questi interessi extra editoriali.

Dal punto di vista legislativo stupisce dire che già negli anni ‘70 erano state fatte delle normative, per garantire per esempio che le banche non entrassero negli assetti proprietari dei giornali. Addirittura la legge bancaria del 1936, e poi una serie di delibere del comitato interministeriale per il credito e risparmio, vietavano alle banche di entrare nella proprietà dei giornali. Nonostante tutto invece i principali quotidiani sono stati e sono in parte tutt'ora condizionati dalle scelte che fanno le banche, e spesso sono le banche a influenzare le scelte editoriali a due livelli: sia perché con i rubinetti del credito e dei fidi inevitabilmente hanno un potere di vita o di morte su queste testate, sia perché i contenuti editoriali che riguardano le vicende a volte opache di queste banche non trovano uno spazio neutrale sui giornali.

Allora forse bisognerebbe che I lettori sapessero, ad esempio, che quando si affronta un argomento che riguarda la condotta delle banche nei confronti dei risparmiatori, il giornalista che se ne occupa non è sempre libero di raccontare la verità perché è condizionato da quelli che sono i grumi di interesse che si addensano attorno alla proprietà editoriale del suo quotidiano. E ancora la commistione con la pubblicità, la dittatura degli inserzionisti, che a volte sono le stesse banche. Ma è chiaro che gli inserzionisti prima di finanziare un contratto pubblicitario cercano di assumere delle garanzie rispetto a un trattamento ad esempio morbido che li riguardi. E quindi anche i contenuti editoriali che riguardano aziende che sponsorizzano la pubblicità sui giornali, che finanziano pubblicità sui giornali, sono notizie da prendere cum grano salis o comunque con tutte le accortezze del caso, perché risultano filtrate attraverso questi interessi pubblicitari.

Quindi è giusto fare un discorso diverso basato, per esempio, su incentivi che premino la qualità dell'informazione, cioè quei giornali che effettivamente si impegnano a garantire un certo livello di trasparenza, per esempio pubblicando sempre i riferimenti agli interessi editoriali del proprio editore. Ogni due o tre giorni o magari ogni settimana pubblicare per esempio in seconda pagina gli assetti proprietari e l'azionariato, tutto ciò che riguarda la proprietà del giornale, affinché il lettore leggendo degli articoli che riguardano queste aziende collegate alla proprietà del giornale, possa fare le sue valutazioni. E' un qualcosa che succede in Inghilterra, e succede anche in Germania. Ci sono degli esempi virtuosi che dimostrano che si può essere trasparenti e quindi garantire al lettore un'adeguata informazione anche su chi c'è dietro, cioè sui soggetti che sono interessati a far uscire determinati contenuti sui giornali. Considerare il singolo cittadino una sorta di stakeholder, cioè di portatore di interessi verso il giornale, l'emittenza radiotelevisiva, il canale informativo, sarebbe un segno di grande maturità democratica.

E’ giusto che il mondo dell'informazione si converta a questo principio della trasparenza, perché altrimenti il rischio è la disaffezione, la perdita definitiva di credibilità, e la sconfitta della democrazia dell'informazione, cioè quella democrazia che consente ai cittadini di esercitare i diritti garantiti dalla costituzione e dalle leggi vigenti proprio sulla base di una corretta informazione, che è la premessa per poter esercitare tutti gli altri diritti.

Commenti

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  • Mauro FERRANDO Utente certificato 1 mese fa
    Grazie per i numerosi spunti che emergono dall’intervento del Professore, a seguito del quale aggiungo anch’io qualche pensiero in libertà. FQ ha la possibilità di restare autonomo perché al momento è unico a fronte di un manipolo di persone ancora raziocinanti. A me non dispiacerebbe se ci fossero molti altri editori liberi, ma a questo punto, senza sostegni, non ci sarebbe spazio sufficiente (stante la data disponibilità a pagare degli utenti), e allora si ricorrerebbe comunque ai TITOLI SPARATI in prima pagina, alla vicinanza con AZIENDE INSERZIONISTE o FINANZIATORI privati coi loro interessi (mi fido poco del mercato in settori sensibili): l’informazione libera E’ UN BENE PUBBLICO, da tutelare dunque, anche a costo di un piccolo sacrificio economico collettivo. Il nodo è che NON DEVE ASSOLUTAMENTE ESSERE IL GOVERNO DI TURNO a decidere sul finanziamento, ma una AUTORITA’ TECNICA che valuti anno per anno la qualità delle notizie pubblicate, a PRESCINDERE DA COPIE VENDUTE (esistono trucchi x alterare), click o altro. Non credo invece alla trasparenza formale, nessuno leggerebbe quella seconda pagina piena di numeri, nomi e cifre, ma solo i TITOLONI scritti a caratteri cubitali.
    • Daniela V. 1 mese fa mostra
      Grazie per la tua risposta al mio commento delle 14:22 (censurato come quello delle 12:42) in cui mi chiedi: “Perché rivendichi i diritti di una comunità, di cui non fai parte, non essendo certificata? Le tue mi giungono come semplici opinioni ESTERNE.” Caro Mauro, a parte che sono iscritta certificata al M5S da oltre 5 anni, anche se le mie fossero solo opinioni ESTERNE, perché secondo te dovrebbero venir censurate dal Blog di tutti voi, di tutti noi? Se concordi che “nell’epoca dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”, secondo te, un Movimento che si definiva Trasparente e rivoluzionario, deve raccontar balle su 5 utenti che, come un sol uomo, fanno sparire i commenti dal Blog in 5 minuti, o dire invece CHI realmente svolge il ruolo di censore e soprattutto con quali regole legittime censura la libertà di pensiero? Dire ad esempio il vero motivo per cui si continua a censurare un post in cui parlo dei valori e principi fondanti che dovrebbero caratterizzare il Movimento 5 Stelle e differenziarlo da quel partito che non intendeva diventare. Un post che, in linea col Non Statuto, propone uno scambio di opinioni e confronto democratico su alcuni principi che ritengo imprescindibili, come la Coerenza con la propria Finalità, ossia riconoscere il ruolo di governo ed indirizzo non a pochi ma Direttamente alla Rete, senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi. Come l’ Onestà, che non può prescindere dalla Trasparenza in quanto è per definizione la qualità di agire e comunicare in maniera leale, sincera e trasparente. Come la Democrazia Diretta e il principio Orizzontale - ognuno conta uno, che non possono prescindere da una Piattaforma Trasparente, uno spazio dove veramente ognuno conti uno. Ciao!
  • Daniela Vento 1 mese fa mostra
    Causa censura ripeto @ Ruben Razzante, professore di Diritto dell'informazione “Nell’epoca dell’iganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.” Le cito Orwell per chiederle se, secondo Lei, un Movimento che si definiva rivoluzionario, debba raccontar balle su 5 utenti che, come un sol uomo, fanno sparire i commenti dal Blog in 5 minuti, o dire invece chi realmente svolge il ruolo di censore e soprattutto con quali regole legittime censura la libertà di pensiero. Dire ad esempio il vero motivo per cui oggi si è censurato dal Suo Post il mio precedente commento e ieri, per ben 2 volte, un mio post che trattava dei valori e principi fondanti che dovrebbero caratterizzare il Movimento 5 Stelle e differenziarlo da quel partito che non intendeva diventare. Un post che, in linea col Non Statuto, proponeva uno scambio di opinioni e confronto democratico su alcuni principi che ritengo imprescindibili, come la Coerenza con la propria Finalità, ossia riconoscere il ruolo di governo ed indirizzo non a pochi ma Direttamente alla Rete, senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi. Come l’ Onestà, che non può prescindere dalla Trasparenza in quanto è per definizione la qualità di agire e comunicare in maniera leale, sincera e trasparente. Come la Democrazia Diretta e il principio Orizzontale - ognuno conta uno, che non possono prescindere da una Piattaforma Trasparente, uno spazio dove veramente ognuno conti uno. Grazie per l’attenzione.
    • Mauro FERRANDO Utente certificato 1 mese fa mostra
      Perché rivendichi i diritti di una comunità, di cui non fai parte, non essendo certificata? Le tue mi giungono come semplici opinioni ESTERNE.
  • vitalefinanceaqui 1 mese fa mostra
    Sei bloccato bancario bloccato e non hai il favore delle banche, o meglio hai un progetto e hai bisogno di finanziamenti, un cattivo credito o hai bisogno di soldi per pagare le bollette, fondi per investire in società. Quindi se hai bisogno di credito non esitare a contattarmi per saperne di più sulle mie condizioni. Vi prego di contattarmi direttamente via e-mail: vitalefinanceaqui@gmail.com PS: le persone non serie si astengono
  • Daniela Vento 1 mese fa mostra
    @ Ruben Razzante, professore di Diritto dell'informazione. “Nell’epoca dell’iganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.” A proposito di trasparenza, Le cito Orwell per chiederle se, secondo Lei, un Movimento che si definiva rivoluzionario, debba raccontar balle su 5 utenti che, come un sol uomo, fanno sparire i commenti dal Blog in 5 minuti, o dire invece chi realmente svolge il ruolo di censore e soprattutto con quali regole legittime censura la libertà di pensiero. Dire ad esempio il vero motivo per cui si è censurato per ben 2 volte un post che trattava dei valori e principi fondanti che dovrebbero caratterizzare il Movimento 5 Stelle e differenziarlo da quel partito che non intendeva diventare. Un post che, in linea col Non Statuto, proponeva uno scambio di opinioni e confronto democratico su alcuni principi che ritengo imprescindibili, come la Coerenza con la propria Finalità, ossia riconoscere il ruolo di governo ed indirizzo non a pochi ma Direttamente alla Rete, senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi. Come l’ Onestà, che non può prescindere dalla Trasparenza in quanto è per definizione la qualità di agire e comunicare in maniera leale, sincera e trasparente. Come la Democrazia Diretta e il principio Orizzontale - ognuno conta uno, che non possono prescindere da una Piattaforma Trasparente, uno spazio dove veramente ognuno conti uno. Grazie per l’attenzione
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