#ProgrammaEsteri: Risoluzione dei conflitti in Medio Oriente

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.

Oggi parliamo del terzo dei dieci punti del Programma Esteri del MoVimento 5 Stelle. Una volta terminata l'esposizione dei punti, si procederà a una votazione online su Rousseau con la quale gli iscritti decideranno le priorità del programma. Informatevi e partecipate!

di Mostafa El Ayoubi – Giornalista e analista su Medio Oriente

Nella geografia politica internazionale, il Medio Oriente ha una posizione strategica. Questa realtà tuttavia è perennemente in situazione di crisi economica, sociale e politica. I fattori che contribuiscono a tale crisi sono interni ma anche internazionali: quelli interni sono legati a situazioni di corruzione, di povertà, di retaggi culturali e religiosi, che in qualche modo colpiscono molti di questi Paesi; quelli esterni sono legati alla politica coloniale di alcuni Paesi occidentali.
Il fatto è che questa parte del mondo è ricca di risorse naturali, petrolio e gas in particolare, e ciò rappresenta un elemento strategico per coloro che ambiscono a continuare ad avere un'egemonia su questa parte del mondo. E quindi la destabilizzazione di questi Paesi sostanzialmente serve anche a questo scopo. Basti pensare alla questione dell'Iran ad esempio: gli embarghi, la rivoluzione colorata, le sanzioni, servono ad impedire all'Iran di diventare una potenza orientale importante in questa area. Come anche la questione della Siria: quando si capisce che la Siria non fa parte, come del resto anche l'Iran, di questo asse legato ad alcune potenze occidentali, si fa ricorso anche a forme di destabilizzazione violente, attraverso la guerra come è avvenuto anche in Libia, una guerra fatta con l'uso del terrorismo o di altre forme di destabilizzazione militare.

Le conseguenze sono gravi, ovvero abbiamo da un lato l'estremismo religioso che sfocia nel terrorismo, diventato un'arma micidiale che va oltre i confini di questa realtà, dall'altro la migrazione forzata. Qualcuno la chiama "regolare”, ma è un’emigrazione forzata perché la gente è costretta a fuggire da conflitti e da guerra come nel caso attuale della Siria. I siriani prima non pensavano mai di andare all'estero o scappare, finché non è scoppiata la guerra nel 2011.

Questi effetti si ripercuotono su quello che avviene in Europa. La crisi attuale dell'immigrazione deriva da questa situazione, che quindi ha degli effetti collaterali gravi. Come uscirne? Credo che l'unica soluzione per riuscire a farlo sia instaurare un rapporto tra le diverse realtà che compongono il Mediterraneo, allo scopo di creare una zona di collaborazione economica sociale e culturale ma anche militare, e affinché si arrivi a una stabilizzazione della regione del Medioriente. Questa stabilizzazione potrebbe avere degli effetti positivi anche sull'Europa, quindi si può raggiungere un livello di stabilità e di sicurezza di cui oggi l'Europa ha bisogno.

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