La Cancellieri e lo scudo di Napolitano

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di Paolo Becchi

"Mercoledì sarà discussa in Parlamento la mozione di sfiducia presentata nei confronti del Ministro Cancellieri dal M5S. Cerchiamo qui di riassumere i nodi essenziali dell’affaire Cancellieri. Di cosa accusiamo il Ministro? Di aver fatto pressione, o anche soltanto sollecitato – in modo diretto o indiretto non è dato, al momento, saperlo esattamente – due funzionari della pubblica amministrazione (i vice capi del dipartimento per l’amministrazione penitenziaria Francesco Cascini e Luigi Pagano) a prendere provvedimenti in relazione alle condizione di una detenuta, Giulia Ligresti, la cui famiglia è risultata legata alla famiglia di Annamaria Cancellieri, in particolare attraverso il figlio di quest’ultima, Piergiorgio Peluso. È ormai accertato che, nel corso della telefonata a Francesco Cascini, il Ministro sottolineò il rapporto di amicizia personale che la legava alla famiglia Ligresti. Così Cascini ha dichiarato: «Mi disse di essere amica dei Ligresti, famiglia nota anche perché il padre e due figlie erano state arrestate un mese prima, e un altro figlio era latitante. […] Il ministro ha avuto notizia di un detenuto a rischio non per le sue funzioni istituzionali, bensì per un rapporto privato di amicizia». La Cancellieri ammette: «Mi rendo conto che alcune espressioni possano aver generato dubbi e mi rammarico per aver fatto prevalere i sentimenti sul distacco che il mio ruolo di Ministro mi impone». Annamaria Cancellieri e i funzionari coinvolti continuano a sostenere che questo genere di telefonate, di “sensibilizzazioni” rientrano nell’ordinaria competenza e attività del Ministro: «in almeno 40 casi il ministro Cancellieri mi ha segnalato situazioni di criticità, chiedendomi: Si può fare qualcosa?» (Cascini); «[…] ho agito esattamente nello stesso modo in cui mi sono comportata in molti altri casi. Non ho bisogno di farne l’elenco. Sono tanti e anonimi, più di cento solo negli ultimi mesi» (Cancellieri). Eppure, in questo caso, si è trattato non soltanto di una comunicazione/segnalazione per così dire “istituzionale” – come insiste il Ministro. La difesa del Ministro sposta completamente il punto in questione, richiamandosi a un «umanitarismo» vuoto e puramente retorico: «Le condizioni delle carceri italiane non sono degne di un paese civile, del Paese di Cesare Beccaria», «Ho il diritto di essere un essere umano». Cosa significa tutto questo? Assolutamente niente. Il problema della condizione delle carceri – realmente disumane – non ha nulla a che vedere con un intervento ad personam da parte del Ministro (ed è proprio Cesare Beccaria a insegnarlo). È qui che i conti non tornano più. La Cancellieri ha detto che il suo era «un dovere, un dovere d’ufficio». Ed ha aggiunto «Dicono: ma Ligresti era un’amica… E chi se ne frega». È proprio questo, invece, il punto: di avere aiutato un’amica avvalendosi della sua posizione istituzionale. Il fatto che sussistessero anche le condizioni oggettive per la scarcerazione, ossia il fatto che la Ligresti sarebbe stata scarcerata lo stesso, non vale in alcun modo a giustificare quanto accaduto. Non si accusa certo il Ministro di essere amica della Ligresti, ma, diversamente, di essere intervenuta per tale ragione presso i funzionari contattati. Questo fatto costituisce di per sé, obiettivamente, una forma di indebita influenza sui pubblici funzionari da parte del loro superiore, che deve invece esercitare le sue funzioni al di fuori di ogni condizionamento personale e tantomeno di amicizie. Ma c’è di più. Dopo le dichiarazioni rese in Parlamento, sono iniziati a venire alla luce, seppur alla spicciolata, nuovi particolari: non vi sarebbe stata affatto una segnalazione da parte del Ministro ai funzionari, ma una vera e propria giostra di telefonate (17 luglio con Gabriella Fragni, 19 agosto con Antonino Ligresti, 21 agosto ancora con Antonino Ligresti. E ancora: sei telefonate del marito del Ministro, Sebastiano Peluso, allo zio di Giulia Ligresti). Telefonate che il Ministro, oggi, tenta di giustificare così: Antonino Ligresti era il mio medico, e mi sono rivolta a lui per problemi di salute (ma il Ministro non aveva dichiarato ai pm che era stato Antonino Ligresti a telefonarle per dirle che era molto preoccupato per la salute di Giulia, ancora in carcere?). Non conosciamo il contenuto delle telefonate. Sappiamo, però, che il Ministro, quantomeno, non è stata esaustiva di fronte al Parlamento e neppure di fronte alla Procura. Sappiamo infatti che la Procura di Torino sta valutando se iscrivere il Ministro nel registro degli indagati per aver fornito false informazioni al pm nell’interrogatorio del 22 agosto. E in effetti l’elenco delle telefonate acquisite di recente dimostra che il Ministro ha omesso di raccontare tutto quello che sapeva e ciò sulla base dell’art. 371 bis del codice penale è sufficiente per l’ipotesi d’indagine a suo carico. (*) Può la Cancellieri meritare ancora la fiducia delle Camere, a cui avrebbe dovuto dire tutta la verità?
E soltanto adesso, dopo che la vicenda si sta rivelando per quello che essa è (un caso all’italiana di intreccio tra funzioni pubbliche e rapporti personali, di influenze indebite che diventano “sensibilizzazioni”, di telefonate che diventano “segnalazioni”, di attenzioni che diventano “atti umanitari”), qualcuno oltre al M5S si sta accorgendo che, forse, le dimissioni del Ministro sarebbero un atto dovuto. Così, per quanto timidamente, alcuni esponenti del Pd, come prima Renzi e ora Civati e Cuperlo, hanno fatto presente che sarebbe «utile» che il Ministro, insieme al Presidente del Consiglio, verificasse se «ci sono ancora le condizioni per andare avanti con serenità nel suo ruolo di guardasigilli». Civati propone ora addirittura una sua mozione di sfiducia: ma Pippo, Pippo non lo sa che una mozione di sfiducia c’è già!
In tutta questa vicenda Re Giorgio ha taciuto, sperando che la cosa si sgonfiasse da sola. Quando si è reso conto però che i mal di pancia cominciavano ad esserci anche all’interno del Partito Democratico, ha deciso di intervenire per indicare ancora una volta la linea politica da seguire. Per questo ha ricevuto il Ministro, si è congratulato per il lavoro finora svolto e le ha riconfermato la sua fiducia. Un’ulteriore picconata al nostro ordinamento costituzionale, un’ulteriore intervento volto a proteggere quello che ormai è a tutti gli effetti il suo governo, quello delle larghe intese, un’ulteriore riprova della necessità di mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica.
L’unica opposizione coerente rispetto all’affaire Cancellieri è stata ancora una volta quella del M5S con la sua mozione di sfiducia che sarà discussa mercoledì in Parlamento. Nonostante oggi non si possa che riconoscere la gravità del comportamento tenuto dalla Cancellieri, i partiti – quasi certamente – dopo l’intervento a gamba tesa di Re Giorgio decideranno di bocciare la mozione di sfiducia individuale presentata dal MoVimento. Il Ministro rimarrà allora al suo posto? I partiti si assumeranno, ancora una volta, la responsabilità di mettere tutto a tacere? Se sarà così la casta darà però l’ennesima prova del cancro che essa rappresenta, di quella commistione tra interessi pubblici e influenze private che corrode l’Italia da ormai troppo tempo.


(*) “Chiunque, nel corso di un procedimento penale richiesto dal Pubblico Ministero di fornire informazioni ai fini delle indagini, rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito, è punito con la reclusione fino a quattro anni.”

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