Brexit, cosa succede adesso (spiegato bene)

Articolo estratto dal blog di Beppe Grillo, consulta il contenuti originale.

di MoVimento 5 Stelle Europa

E adesso che succederà? I burocrati di Bruxelles dovranno fare i conti con la vittoria della democrazia diretta. L'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea è chiaro. Cameron, che ha annunciato le dimissioni da premier in autunno, deve notificare l'intenzione del popolo britannico al Consiglio europeo. Poi inizieranno i negoziati fra i 27 Paesi membri e il Regno Unito per trovare un accordo che deve definire le modalità di recesso e cioè l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa. Si dovrà negoziare tutto: dagli scambi commerciali alla circolazione dei cittadini britannici in Europa e viceversa, dalle politiche agricole all'unione bancaria.

L'articolo 50 va oltre: "I trattati cessano di essere applicabili al Paese interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o due anni dopo la notifica del recesso". Questo limite temporale tuttavia può anche essere prolungato da una decisione del Consiglio europeo. È la prima volta nella storia europea che la clausola di recesso viene applicata, dunque l'Europa entra in uno limbo politico-istituzionale mai esplorato, che aumenta l'incertezza.

La Gran Bretagna potrebbe chiedere di far parte dello spazio economico europeo, una associazione che oggi viene applicata a Islanda, Norvegia e Liechtenstein e che prevede la libera circolazione di beni, capitali e persone e la partecipazione a programmi di ricerca, come Horizon 2020.

Una volta trovato un accordo di exit, questo deve essere votato dalla maggioranza qualificata di tutti i 27 Stati membri e approvato dal Parlamento europeo. La scelta non è irreversibile. La Gran Bretagna può richiedere in futuro di aderire a una Europa riformata, presentando una nuova procedura di adesione.


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